La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Fondata sui principi della Living Company, Eudaimon (www.eudaimon.it) è l’unica società italiana che da oltre 12 anni sviluppa una proposta completa e integrata per il welfare aziendale, articolata su 5 ambiti di intervento: famiglia, relazioni, salute e benessere, spazio e mobilità, tempo e denaro.

In un 2014 ancora segnato dalla crisi, l’offerta di Eudaimon acquista valore in un’ottica di vantaggio immediato per azienda e lavoratore grazie a diversi fattori: Leggi tutto >

Il welfare nelle aziende, oggi, è l’inglese nelle scuole di ieri: sottovalutato, ma fondamentale. Come allora, si rimane sospesi tra curiosità e diffidenza verso un linguaggio nuovo, da comprendere e interpretare. Cosa frena le aziende? Quali sono gli aspetti che rallentano la diffusione del welfare?

Eudaimon dal 2002 sostiene la convenienza reciproca – per il collaboratore e per l’azienda – di introdurre un piano di welfare. Leggi tutto >

Criticità, innovazioni tecnologiche e servizi a valore aggiunto – I parte

di Giovanni Scansani

Lo stimolo verso l’adozione di Piani di Welfare Aziendale ha preso vigore in un contesto caratterizzato dal taglio della spesa destinata al Welfare Pubblico e dalla contestuale, sempre più evidente, emersione (e, per alcune casistiche, futura esplosione) di nuovi rischi derivanti dai radicali cambiamenti socio-demografici intervenuti negli ultimi anni. L’origine del collegamento diretto tra le dinamiche della crisi e la crescita delle richieste di risposte integrative ai bisogni risale a ben prima dell’attuale contesto di crisi: si può almeno ritornare a quella energetica degli anni ‘70 del secolo scorso perché è proprio dopo di allora che i governi dei Paesi europei hanno avviato la stagione della ridefinizione dei sistemi di Welfare: mentre, però, nel nord Europa la “copertura” dei bisogni si è potuta sposare con il rigore gestionale, in Italia non si è riusciti a correggere le cause degli squilibri che hanno cristallizzato nel tempo un sistema di protezione sociale disfunzionale in termini di ripartizione della spesa nei vari settori di intervento.
Anche i più recenti trend, disegnati con la “Strategia di Lisbona” e il programma “Europa 2020”, hanno indotto i Paesi europei ad attivarsi sul fronte di alcune riforme che hanno toccato pensioni, politiche del lavoro e interventi di lotta all’esclusione sociale, ma quanto all’Italia essi non hanno certamente eliminato l’ipertrofia della spesa pensionistica e gli squilibri relativi alla spesa per il restante Welfare Pubblico.
Per fotografare rapidamente il caso italiano basterà pensare che, da noi, pur essendo la spesa sociale complessiva sostanzialmente in linea con il dato UE, più della metà di essa se ne va per le sole prestazioni pensionistiche, con evidente sacrificio di altre aree di bisogno (famiglie, non autosufficienza, povertà). Se alla crisi attuale aggiungiamo la pratica dell’austerità più o meno indiscriminata e la miope decisione di tagliare il Welfare Pubblico (proprio quando ce n’è più urgente necessità) è facile comprendere perché, in questi ultimi anni, il bisogno di Welfare e di prestazioni integrative richieste dai Lavoratori sia particolarmente cresciuto.
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