La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

di Simona Alini, Senior Advisor sui temi della Diversity in una delle più note società italiane di consulenza per lo sviluppo dello Human Capital ed esperta di change management. e  Renato Boccalari, Consulente di Strategie e Sistemi HR per le più grandi aziende italiane, Senior Advisor in una delle più note società italiane di consulenza per lo sviluppo dello Human Capital.

L’articolo prende le mosse dallo scenario di incombente invecchiamento della popolazione mondiale nonché di drastico allungamento della vita di lavoro e si propone un duplice scopo: evidenziare il gap di consapevolezza che sembra ancora diffuso in molte c-suite dei vertici aziendali, così come in buona parte del mondo HR; illustrare, anche alla luce delle ricerche direttamente condotte e degli studi a livello internazionale, le basi di un approccio metodologico che considera l’invecchiamento e le differenze generazionali come un’opportunità strategica per le aziende.
A partire da questo cambio di paradigma, si richiede alle aziende di adottare un approccio scientifico e interdisciplinare, per vedere il problema in termini olistici e le soluzioni nei loro molteplici aspetti – individuali, organizzativi e sociali – con l’obiettivo di creare le condizioni per un Successful ageing at work, ovvero un prolungamento della vita lavorativa soddisfacente e produttivo per entrambi i “contraenti”, persone e aziende. Si rende poi necessario cambiare focus mentale e temporale sull’ageing: da ‘problema’ che riguarda gli over 55 a problema collettivo e trasversale, che riguarda tutti, giovani e anziani, anche se con prospettive temporali diverse, e che richiede un radicale cambio di approccio mentale al lavoro e alla durata della vita lavorativa. Occorre inoltre cambiare l’attuale paradigma economico, passando dalla logica che vede l’invecchiamento come puro costo – aziendale e sociale – a una logica di creazione di valore. Bisogna utilizzare, infine, consapevolmente la leva organizzativa e gestionale, propria delle pratiche di HRM, per creare le condizioni di contesto favorevoli all’obiettivo del Successful ageing at work.

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di Rossella Riccò, Senior Consultant dell’Area Studi e Ricerche di OD&M Consulting (a Gi Group Company)

In questa società globale comprendere come poter attrarre, motivare e trattenere le persone gestendo in modo efficace, efficiente ed equo le loro diversità è una vera e propria sfida che le aziende si trovano a dover affrontare. Il presente articolo sostiene che l’adozione di un approccio integrato alla gestione delle diversità sia la risposta che permette di “fare la differenza” e accompagna le aziende a tradurre il concetto di diversity management in strategia, politica e azioni. Il processo viene descritto in modo dettagliato, ma sufficientemente flessibile per renderlo adattabile alle specifiche realtà aziendali.

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A cura di Valentina Casali – Redazione Este

La problematica dei lavoratori maturi (over 50), e delle rispettive condizioni di impiego nelle organizzazioni, è tutt’altro che nuova. Già un libro del 2005 (Iacci, Rebora, Soro e Trabucchi) la segnalava con il provocatorio titolo Troppo vecchi a 40 anni?.
Poi, con il sopravvenire della crisi, e con la legge Fornero che ha spostato molto in avanti la soglia dell’età di pensionamento, la contraddizione si è acuita. Si vuole che le persone lascino il lavoro più tardi – ben oltre i 60 anni – per non gravare sulla spesa pensionistica. Ma si vorrebbe anche aprire spazi maggiori ai giovani, per combattere la piaga della disoccupazione giovanile e innalzare la produttività aziendale con energie fresche e più ricettive delle tecnologie digitali.
Al di là del paradosso oggettivo, le aziende sono pronte a gestire la compresenza di generazioni così diverse all’interno dell’organizzazione? E soprattutto sapranno valorizzare adeguatamente questa diversità al punto da farne un asset strategico per la crescita e la creazione di valore nel lungo periodo?
Sono queste le domande che abbiamo posto agli ospiti della tavola rotonda promossa dalla rivista Sviluppo&Organizzazione dal titolo Gestire le diversità anagrafiche: solo per necessità? che si è tenuta il 6 maggio 2016 presso l’Università Cattaneo – LIUC a Castellanza (vedi il box sui partecipanti a pagina 29), nell’ambito di una “lezione aperta” del corso di “Relazioni industriali e tecniche di negoziazione” coordinato da Gianfranco Rebora.

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di Laura Riva

Gestire la diversità è una delle nuove sfide delle organizzazioni: le differenze impongono alle persone di mettersi in discussione e quindi rappresentano una ricchezza e un valore. Ma come trasmettere questa vision all’interno dell’azienda? La paura della diversità, infatti, è insidiosa e può mettere in pericolo la stabilità dell’impresa. L’Age management diventa lo strumento per trasformare un rischio in opportunità, ridando nuova vitalità ai lavoratori aged, puntando sulle loro abilità professionali.          

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