La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Purtroppo è una verità: nella società post industriale le parole ‘cambiamento’ e ‘riforma’ sono state sovente vis­sute dall’opinione comune come sinonimo di fregatura e di disgrazie in arrivo. Eppure siamo tutti sopravvissuti indenni, negli ultimi 60 anni, alle varie rivoluzioni che hanno inciso profondamente il modo di lavorare.

Pensiamo a cosa sarebbero le organizzazioni senza l’ap­porto dell’informatica, entrata timidamente nei grandi gruppi negli Anni 60 e ormai sviluppatasi in modo espo­nenziale e capillare anche nella sfera quotidiana. O alla robotica nelle fabbriche. O alle banche online. E pensia­mo a quella marea di operai generici, impiegati d’ordine, segretarie, che ancora negli Anni 70 e in parte degli Anni 80 pullulavano ovunque. Chi se ne ricorda più? Leggi tutto >

Se digitiamo su Google la parola “maternità”, il motore di ricerca ci restituisce subito, tra le parole correlate, “maternità chi paga” e “maternità e lavoro”. Subito sotto, “maternità e lavoro a tempo indeterminato”; “maternità e assegno”; “maternità e disoccupazione”. Solo alla fine compare “maternità a rischio”, quasi fosse l’ultimo dei pensieri quando si scopre di diventare madri: un segnale poco rassicurante nel 2017. Leggi tutto >

Dopo il successo dell’edizione 2017, torna l’evento Design dell’organizzazione, organizzato dalla casa editrice ESTE. Nell’incontro della scorsa estate è stato affrontato il tema della nuova progettualità organizzativa ed è emersa la necessità di uno sforzo da fare per superare una visione appiattita degli organigrammi. Invece di costringere le persone ad adeguarsi a un modello aziendale, chi gestisce le risorse umane deve essere in grado di prevedere lo sviluppo futuro della cultura e dell’ambiente di lavoro per favorirne produttività e dinamicità. L’evento è l’occasione per chiedersi cosa sta accadendo: le tecnologie hanno redistribuito le informazioni, le decisioni che un tempo venivano prese a livello centrale ora arrivano agli operatori e perdono di consistenza le figure di coordinamento. Una trasformazione che riguarda tutti i ruoli o profili professionali. E questo determina un’impostazione più orizzontale dell’organizzazione. Leggi tutto >

Riorganizzarsi e rinunciare alle gerarchie prestabilite, a volte, può essere una vera e propria esigenza. È quello che è successo a Dada, azienda italiana con 63,7 milioni di fatturato, che opera nel settore del software, offrendo soluzioni online per aziende, privati, sviluppatori e rivenditori. Il principio a cui si affidano è quello del keep it simple, ma a un certo punto, per loro, le cose non sono più state così semplici. “In un periodo relativamente breve siamo passati da essere una startup di poche persone a essere un’azienda con 400 lavoratori, una multinazionale con varie sedi in Europa anche grazie all’acquisizione di aziende sul mercato spagnolo, inglese, francese e portoghese”, spiega Marco Chiaverini, attualmente Business Unit Director, ma precedentemente alla guida del processo di riorganizzazione strutturale del gruppo nel ruolo di CTO: “Questo per noi ha introdotto una sfida dal punto di vista organizzativo”. Leggi tutto >

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