La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Mobility Management Lab

In vent’anni di vita, il mobility management in Italia ha attraversato fasi di luci e ombre. Dalla pubblicazione del Decreto Ronchi del 1998, infatti, i responsabili della mobilità in azienda hanno trovato il loro spazio chi nel terreno della compliance, chi in quello dell’ambientalismo, chi, più di recente, in quello del people care. Oggi dunque l’impegno sui temi mobility viene sempre di più considerato come un’opportunità per contribuire al benessere dei lavoratori e per tracciare un pezzo importante di strada nell’ambito della strategia di Corporate Social Responsibility.

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Quali sono i nuovi trend del welfare aziendale? I player di mercato ne hanno parlato a margine della tappa di Milano del Convegno Welfare aziendale organizzato dalla casa editrice ESTE in collaborazione con Sviluppo&Organizzazione.

Tra gli esponenti del settore sono intervenuti: Claudio Raimondi, Responsabile Welfare di Poste Vita; Nelly Bonfiglio, Sales Director di Easy Welfare; Giorgia Manfrin, Sales Account Specialist BU Welfare di Edenred; Nicola Romano, Sales Director BU Employalty di Seri Jakala; Gianluca Davascio, Responsabile Progetti Speciali di Uniqua Assicurazioni e Consigliere Delegato di Seb; Patrizia Miccolis, AD di Zeta Service; Marco Bossi, Managing Director di Talentia Software Italia.

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Il lavoro c’è ma ma molte posizioni restano scoperte per mancanza di competenze. È il dato più importante emerso dalla terza edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle associazioni ICT AICA, Assinform, Assintel e Assinter Italia e promosso da MIUR e AgID.

Le figure professionali a cui fa riferimento l’indagine sono quelle in ambito digitale. La domanda di professioni ICT, infatti, è in costante aumento. Lo dimostra l’analisi dei 175mila annunci di lavoro su web nell’ultimo triennio, di cui ben 60mila sono quelli nel solo 2016: ogni anno la richiesta di professioni ICT cresce mediamente del 26%, con picchi del 90% per le nuove professioni legate alla Trasformazione Digitale come i Business Analyst e i gli specialisti dei Big Data, a sottolineare l’evoluzione verso l’azienda “data driven”. Cresce complessivamente del 56% la richiesta delle nuove professioni digitali: specialisti in Cloud, Cyber Security, IoT, Service Development, Service Strategy, Robotics, Cognitive & Artificial Intelligence. C’è decisamente più richiesta nel Nord ovest, in cui si concentra il 48% della Domanda.

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Autori:

– Vincenzo Mazzotta, Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Management dell’Università La Sapienza di Roma

– Mauro Gatti, Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale presso il Dipartimento di Management dell’Università La Sapienza di Roma.

Esiste un impatto della hubris del CEO sulla capacità dell’organizzazione aziendale di agire in maniera imprenditoriale? La Upper echelons theory l’ha definita “un livello esagerato di core self evaluation” e ha analizzato l’impatto di tale tratto della personalità sulle decisioni strategiche e sulle performance aziendali, non riuscendo però a osservare sistematicamente i suoi effetti sul comportamento organizzativo. Nell’ambito dei comportamenti organizzativi oggetto di studi, la Strategic choice perspective ha delimitato il costrutto dell’attitudine imprenditoriale dell’impresa, definito come “un insieme di processi, pratiche, attività decisionali, che portano l’impresa a cogliere nuove opportunità”. Seguendo tali filoni di ricerca, cercheremo di investigare come la hubris del CEO, costrutto studiato approfonditamente sia nell’ambito dello strategic management sia nell’ambito del comportamento organizzativo, influenzi l’attitudine imprenditoriale dell’impresa. Tale studio intende offrire un contributo alla comprensione dell’influenza della personalità del CEO sull’organizzazione aziendale; non di meno, il contributo esterno riguarda la possibilità di individuare meccanismi di controllo manageriale e di corporate governance per prevenire l’incidenza negativa della hubris del CEO sulla capacità dell’impresa di innovare e, quindi, di creare valore nel medio lungo termine.          

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