La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

risultato perillo

Il ‘risultato’. Tutto in azienda si gioca sul risultato: con ‘performance’ e ‘merito’, forse la parola più abusata nell’aziendalese di capi e di manager.

Eppure è un participio passato. Esprime qualcosa che ormai è stato già fatto, quando invece si è chiamati a lasciare alle spalle tutto ciò che è stato già compiuto per affrontare nuove sfide e obiettivi. Come un abito usurato che al cambio di stagione va dismesso, il risultato è come la felicità, insostenibile leggerezza: provi a scolpirlo in un bilancio, a megafonarlo nei comunicati aziendali, ma non appena l’hai agguantato è già passato.  Leggi tutto >

Persone sorridenti e aumento della produttività. Ecco la sfida che attende le aziende che intendano essere realmente competitive sul mercato. Ma qual è la ricetta per rendere felici i lavoratori e ottimizzare il proprio business?

Sembra proprio che il segreto per definire il benessere organizzativo di un’azienda sia racchiuso in due ingredienti chiave: welfare e Smart working. In occasione del Convivio di Milano di Persone&Conoscenze, si sono confrontati sul tema Andrea Orlandini, Presidente di AIDP Lombardia; Emanuele Lazzarini, Manager di RWA Consulting; Mariangela Pecora, Head of Industrial Relations, Payroll and Compensation di NH Hotel Group; Pierluigi Richini, Responsabile Ricerche e Formazione di Quadrifor. Leggi tutto >

“Parlare di welfare, significa parla di dignità del lavoro. Il benessere delle persone in azienda cambia il modello organizzativo”, queste le parole di Chiara Lupi, Direttore editoriale di Este, che ha aperto i lavori della mattinata. Il primo intervento è stato affidato ad Alessandra Smerilli, suora salesiana e Docente di Economia che ha introdotto un tema importante: il lavoro come dono e la capacità delle aziende di riconoscere tale dono. Leggi tutto >

di Lauro Venturi*

Hanno avuto molto risalto, in questi primi mesi del 2017, le notizie di persone che si sono tolte la vita perché non reggevano la vergogna e l’umiliazione di non avere un lavoro.
A Mantova un ragazzo di 22 anni si è impiccato all’inizio di febbraio; due giorni dopo Michele, friulano, si è tolto la vita a 30 anni, lasciando una toccante lettera, nella quale scriveva di non poter passare il tempo a cercare di sopravvivere alla ricerca di un lavoro che non arrivava; all’inizio di marzo un operaio 42enne, disoccupato di Rovigo, si è gettato sotto il treno e nella sua automobile sono stati trovati diversi curricula. Leggi tutto >

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