La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

In Italia la seconda recessione dall’inizio della crisi è alle spalle. Il Pil italiano, in volume, è tornato a crescere, lentamente ma senza interruzioni, da inizio 2015. Attualmente siamo ancora ben lontani dai livelli pre-crisi (-7,4% rispetto a inizio 2008), ma con il 2017 inizia comunque a materializzarsi la possibilità di un quarto anno di ripresa della nostra economia; nel primo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, mentre è salito dello 0,8% sullo stesso periodo del 2016.

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Una tre giorni dedicata a pensioni e welfare in Piazza del Plebiscito a Napoli. È un fitto programma quello della Giornata nazionale della previdenza e del lavoro (Gnp) dedicato ad esperti, ma pure a chi non ne sa nulla e chi vuole avere maggiori approfondimenti sulla propria situazione previdenziale e soprattutto per i giovani alla ricerca di un impiego.

L’obiettivo della Gnp, infatti, è quello di sensibilizzare le nuove generazioni e tutti i lavoratori sulla necessità di progettare il proprio futuro pensionistico e previdenziale. Per questo motivo l’evento – a partecipazione gratuita – che si svolge nel capoluogo campano il 10, l’11 e il 12 maggio (il programma è consultabile sul sito www.giornatanazionaledellaprevidenza.it) , permette di confrontarsi con istituzioni pubbliche e private e di approfondire tutti i temi del convegno visitando gli stand de principali enti di previdenza di base e integrativa e di assistenza sanitaria presenti.
L’evento è organizzato dal team Itinerari Previdenziali, una realtà indipendente che unisce al suo interno un gruppo di professionisti e di esperti che operano nel settore delle politiche sociali e nello studio dei sistemi di welfare pubblici, privati e integrativi o aziendali.

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di Paola Salazar e Luigi Pintaldi

Dal welfare di stampo paternalistico al welfare contrattato. Da quello per pochi a uno per tutti. Sono tante le novità contenute nella legge di Stabilità 2016 in materia di welfare aziendale per agevolarne le implementazione grazie a precise disposizioni: si tratta di una concreta risposta ai crescenti bisogni assistenziali e sociali dei dipendenti in ambito familiare. L’obiettivo resta la crescita della persona e dei suoi valori personali e sociali, non solo in riferimento all’organizzazione dell’impresa.

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di Paola Salazar – Avvocato

Risulta ormai in dirittura d’arrivo la concreta operatività della tassazione agevolata sui premi di risultato disposta dalla legge di Stabilità 2016 (208/2015, art. 1 commi 181-191). È stato infatti firmato dal Ministero del Lavoro e dal Ministero dell’Economia in data 25 marzo 2016 il decreto al quale la legge ha demandato la individuazione dei criteri di misurazione degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione per i quali è riconosciuto il beneficio fiscale della tassazione agevolata, ossia la previsione dell’applicazione di una imposta sostitutiva dell’Irpef del 10% sulle somme erogate a tale titolo, fino a un importo complessivo non superiore a 2.000 euro, elevabile a 2.500 nelle ipotesi di “coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro” ed entro il limite di reddito individuale da lavoro dipendente non superiore a 50mila euro.
Il decreto che attende ora la registrazione da parte della Corte dei conti, costituisce lo strumento operativo attraverso il quale la contrattazione collettiva – sia di livello aziendale sia di livello territoriale – così come prevista dall’art. 51 del D. lgs. n. 81/2015, quindi stipulata dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale ovvero dalle loro rappresentanze aziendali o dalla rappresentanza sindacale unitaria, potrà definire i criteri di misurazione del premio di risultato.
Significativa a questo riguardo è proprio la scelta operata dal legislatore di affidare alla contrattazione collettiva decentrata (purché depositata in via telematica presso il Ministero del Lavoro – Direzioni Territoriali del Lavoro entro 30 giorni dalla sottoscrizione) un ruolo essenziale per l’individuazione dei parametri in base ai quali verrà misurato in ogni singola realtà aziendale l’incremento della produttività/redditività/efficienza e innovazione e, quindi, il premio erogabile (indipendentemente dal fatto che poi il premio venga materialmente corrisposto, come aveva già chiarito il Ministero del Lavoro con la circolare n. 15/2013 relativa al precedente regime della “detassazione” (228/2012, art. 1 comma 481-482, Dm 22 gennaio 2013 e Interpello n. 21/2013). Scelta che si accompagna alla tradizionale individuazione nel contratto collettivo (preferibilmente di livello aziendale) dello strumento negoziale attraverso il quale è possibile realizzare forme di innovazione nell’organizzazione del lavoro (ovvero di “efficientazione aziendale” per usare le parole del Ministero), pur restando fedeli al ruolo principale – economico – del contratto collettivo.
Una tale finalità la si ritrova sostanzialmente in tutte le disposizioni che affidano al contratto collettivo di livello decentrato un ruolo fondamentale nella definizione degli strumenti di conciliazione vita-lavoro. Questo era il ruolo della contrattazione collettiva individuato dall’art. 9 della L. n. 53/2000 e questo è il nuovo ruolo che è affidato al contratto collettivo aziendale/territoriale anche dall’art. 25 del D. lgs. n. 80/2015 per l’accesso a specifici benefici economici e/o forme di finanziamento, pur entro il limite dei criteri e delle modalità che dovranno essere stabilite anche in questo caso da apposito decreto.

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