La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

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A novembre 1960 Robert McNamara era appena stato promosso Presidente della Ford e guadagnava 800mila dollari l’anno: un formidabile stipendio per questo figlio di un modesto immigrato irlandese, costretto in gioventù a pagarsi gli studi universitari a rate. In quegli stessi giorni venne nominato Presidente degli Usa John Fitzgerald Kennedy che, su suggerimento dei suoi più stretti consiglieri, chiamò McNamara per proporgli di assumere la guida del Ministero della Difesa, per 25mila dollari annui. Leggi tutto >

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“Il valore di una persona nelle organizzazioni è misurato dalla sua carriera”. L’affermazione appartiene di routine alla retorica manageriale. Se non lo si dice è certo che lo si pensa. È come un mantra in grado di qualificare da subito chi è dentro e chi è fuori da una mitologia vincente che in azienda guida giudizi e apprezzamenti.

Identificare la persona con la sua carriera è una semplificazione comoda: fa parte di quei modelli di razionalità così esibita – in voga da quando la gerarchia ha assunto un valore assoluto – da risultare persino commovente nel suo tributare una devozione assoluta alla vulgata del mestiere e ai suoi riti. Se sei lì è perché ce l’hai fatta e il giudizio che consideri legittimo sul tuo lavoro è solo quello che fa riferimento al grado conquistato. Leggi tutto >

La crisi economica, unita a quella dei sistemi di welfare tradizionali e al grande sviluppo delle tecnologie, ha contribuito a portare al centro dell’attuale dibattito pubblico e politico – non solo italiano – il tema del reddito di base.

Il necessario ripensamento dei metodi di assistenza sociale e la possibile perdita di numerosi posti di lavoro a causa delle nuove macchine in grado di sostituire l’uomo hanno fatto sì che l’idea di un reddito uguale per tutti e incondizionato (indipendentemente dalla ricchezza personale e dalla ricerca di un lavoro) sia passata oggi da una lontana utopia a una concreta realtà. Leggi tutto >

L’accordo interconfederale del 9 marzo 2018 tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil si conclude definendo un’opportunità condivisala valorizzazione di forme di partecipazione nei processi di definizione degli indirizzi strategici dell’impresa”. Mi preme sottolineare la portata ‘rivoluzionaria’ di questo enunciato, che apre a una concezione estesa della partecipazione.

L’accordo punta in direzione di un sistema di relazioni industriali più efficace e partecipativo, considerandolo necessario soprattutto per rispondere alle esigenze dei settori emergenti dell’economia. In particolare, per qualificare e realizzare i processi di trasformazione e di digitalizzazione nella Manifattura e nei servizi innovativi, tecnologici e di supporto all’industria. Leggi tutto >

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