La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Corporate social responsibility

Comunità, benessere e territorio per un’etica del welfare aziendale

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Quando si parla di welfare aziendale, spesso ci si concentra sulle singole iniziative da parte delle imprese a beneficio dei propri collaboratori e sui vantaggi per il dipendente, inteso come unico individuo. Ma c’è un’altra dimensione, ben più ampia e profonda, sulla quale è necessario fermarsi a riflettere: si tratta dell’etica del welfare aziendale.

In una recente intervista a Il Sole 24Ore, Papa Francesco ha definito il welfare uno degli “elementi importanti che tengono viva la dimensione comunitaria di un’azienda”, insieme con la “responsabilità sociale”, la “parità di trattamento salariale tra uomo e donna” e la “coniugazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita”.

Secondo il Pontefice, il modo di pensare l’impresa incide fortemente sulle scelte organizzative, produttive e distributive: “Si può dire che agire bene, rispettandola dignità delle persone e perseguendo il bene comune, faccia bene all’azienda. C’è sempre una correlazione tra azione dell’uomo e impresa, azione dell’uomo e futuro di un’impresa”.

L’agire economico, ha spiegato Papa Francesco, è sempre anche un fatto etico e un’economia sana non è mai slegata dal significato di ciò che si produce. In un’ottica di responsabilità sociale dell’impresa, è importante “lavorare insieme per costruire il bene comune e un nuovo umanesimo del lavoro, promuovere un lavoro rispettoso della dignità della persona che non guarda solo al profitto o alle esigenze produttive, ma promuove una vita degna, sapendo che il bene delle persone e il bene dell’azienda vanno di pari passo”.

Benessere delle persone e territorio al centro

Prendendo spunto dalle parole del Pontefice, la redazione di Persone&Conoscenze ha voluto interpellare i player del mercato del welfare per conoscere la loro opinione sulla visione proposta da Francesco.

“La dimensione etico-sociale e quella economica non devono essere viste in contrapposizione l’una con l’altra”, sostiene Emmanuele Massagli, Presidente dell’Associazione italiana welfare aziendale (Aiwa), che riunisce 14 player di questo mercato e promuove una corretta cultura del welfare aziendale. “Al contrario, esse producono vantaggi reciproci”, perché “un’azienda che si prende cura dei dipendenti e del territorio risulta anche più efficiente”.

Miriam Quarti, Senior Consultant di OD&M Consulting: “Il valore di un’impresa non dipende solo dal profitto, ma dall’impatto delle sue azioni sulle persone, sul territorio e sull’ambiente”

Valentina Pellegrini, Vice Presidente di Pellegrini: “Tutti noi siamo singole tessere di un mosaico, che assumono un’importanza determinante in un’ottica comunitaria”

Emanuele Lazzarini, General Manager di RWA Consulting: “L’innovazione, la formazione e la circolazione delle conoscenze sono possibili solo dove le relazioni umane sono positive”

Paolo Gardenghi, Responsabile dell’Area Welfare di Day: “Un approccio individualistico fa perdere senso al welfare, mentre la collettività e la mutualità vanno nella direzione giusta”

Andrea Verani Masin, Direttore Commerciale di DoubleYou: “C’è un ritorno maggiore per l’impresa se il welfare viene calato sulle specifiche esigenze delle persone”

Alberto Perfumo, Amministratore Delegato di Eudaimon: “Il welfare aziendale rischia di perdere la sua caratteristica fondamentale, che è l’equità”

Paolo Barbieri, Founder e CEO di Welfare4You: “Troppo spesso le imprese privilegiano il risparmio contributivo-fiscale rispetto al rafforzamento del senso di comunità”

Riccardo Gismondi, Managing Director di BluBe: “Investire nella sostenibilità e nel benessere delle persone significa investire nel futuro delle nostre generazioni”

 

Per proseguire nella lettura dell’articolo, leggi il numero di Ottobre-Novembre 2018 di Persone&Conoscenze.
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