La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Convivio 2018, lo Smart working a un anno dalla legge

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Benessere del dipendente e aumento della produttività. Sono questi i benefici chiave dell’implementazione dello Smart working, ma quali step deve compiere e quali sfide deve affrontare un’azienda per assicurarsi una corretta adozione di questo nuovo approccio all’organizzazione del lavoro?  Se n’è parlato in occasione del Convivio 2018 di Persone&Conoscenze.

Il 2017, come ha sottolineato Elena Barazzetta di Percorsi di secondo Welfare, moderatrice dell’incontro, è stato un anno chiave dal punto di vista legislativo per lo Smart working: con l’approvazione della legge 81 in materia e la successiva circolare dell’Inail, volta a chiarire gli aspetti di sicurezza sul lavoro, è stata spianata la strada al lavoro agile.

Emanuele Lazzarini

Per Emanuele LazzariniGeneral Manager di Rwa Consulting, lo Smart working è un metodo di ragionare sul lavoro concentrandosi sempre di più su obiettivi e risultati, tenendo allo stesso tempo conto delle esigenze di work-life balance delle persone. Indubbiamente, se messo in pratica correttamente, ha sottolineato Lazzarini, non rappresenta solo un benefit per il dipendente, ma anche un vantaggio, per l’azienda in termini di produttività e fidelizzazione del lavoratore.

La corretta adozione di questo sistema di organizzazione di lavoro passa sicuramente attraverso la partecipazione attiva del management. Citando una ricerca di settore condotta nel Regno Unito da McKinsey&Company, Lazzarini ha evidenziato come le implementazioni dello Smart working devono necessariamente essere “Business Led”: uno Smart working nato come pura iniziativa HR, è stato riscontato, non ha portato particolari benefici alle aziende che hanno scelto di adottarlo, spesso perché messo in atto con caratteristiche di assistenzialismo troppo marcate.

Tutti i processi di Change management richiedono gradualità secondo Micaela di Giusto di Cameo.
In qualità di Executive HR Manager  ha studiato a fondo la corretta adozione dello Smart workingL’osservazione di altri modelli già implementati con successo in altre grandi società e una sperimentazione molto personale devono essere le chiavi con cui l’azienda porta avanti questo processo, come d’altronde ha fatto Cameo. Di Giusto ha inoltre sottolineato la necessità di anticipare l’adozione del lavoro agile attraverso la formazione sia del personale sia del management.

Micaela di Giusto

Adottare una soluzione di lavoro agile significa anche dimostrarne il valore in termini di produttività, di benessere e d’impatto ambientale. “Dobbiamo concentrare l’attenzione sugli obiettivi”, ha detto Giacomo Angeloni, Assessore all’innovazione presso il Comune di Bergamo, secondo il quale, agire sulla percezione pubblica del dipendente che lavora da casa si è dimostrato un passo importante nel percorso di adozione di questo sistema di organizzazione del lavoro.

Un lavoratore smart non è condizionato dagli spostamenti, ha aggiunto Angeloni, e questo porta un impatto positivo dal punto di vista ambientale, con l’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica (come conferma per esempio l’analisi del Global Workplace Analytics), e un miglioramento della qualità della vita attraverso l’alleggerimento del traffico.

Se per i dipendenti della Pubblica amministrazione lo sdoganamento del tabù del lavoro da casa è stato un grande passo, diverso è il caso di GE Healthcare. La multinazionale, ha spiegato Pietro di Stefano, HR Senior, per anni ha integrato forme di Smart working per il suo middle e upper management. Questo è stato frutto di una cultura del lavoro più anglosassone dove questi accordi, anche se in via informale e con una modalità case by case, erano pienamente condivisi e accettati.

A partire dal 2016 GE Healthcare ha iniziato la fase di sperimentazione di misure più diffuse e ampliate a tutti i dipendenti in maniera più formale. Il progetto pilota si è poi rivelato molto simile al testo della legge sullo Smart working.
In chiusura al suo intervento Di Stefano ha voluto mettere l’accento sull’importanza di un’efficace struttura IT per lavorare da remoto che consenta di raggiungere la produttività desiderata.

 

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