La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Design dell’organizzazione, diremo addio agli organigrammi?

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Dopo il successo dell’edizione 2017, torna l’evento Design dell’organizzazione, organizzato dalla casa editrice ESTE. Nell’incontro della scorsa estate è stato affrontato il tema della nuova progettualità organizzativa ed è emersa la necessità di uno sforzo da fare per superare una visione appiattita degli organigrammi. Invece di costringere le persone ad adeguarsi a un modello aziendale, chi gestisce le risorse umane deve essere in grado di prevedere lo sviluppo futuro della cultura e dell’ambiente di lavoro per favorirne produttività e dinamicità. L’evento è l’occasione per chiedersi cosa sta accadendo: le tecnologie hanno redistribuito le informazioni, le decisioni che un tempo venivano prese a livello centrale ora arrivano agli operatori e perdono di consistenza le figure di coordinamento. Una trasformazione che riguarda tutti i ruoli o profili professionali. E questo determina un’impostazione più orizzontale dell’organizzazione.

Certamente permangono le gerarchie, ma tendono a essere basate sulle competenze più che sull’autorità, come ha scritto Salim Ismail nel suo libro Exponential Organization: si rende conto a qualcuno perché sa qualcosa, e non per il semplice fatto che occupa una determinata posizione. Il ruolo del manager dunque si trasforma, non viene abolito.

La sfida è reinventarsi costantemente

Una sfida questa resa ancor più complicata dal fattore tempo. Come ha detto Ernesto Illy nel 2006, “quando la vita scorreva lenta come un pigro fiume, la complessità esisteva, ma non veniva percepita. Oggi tutti se la sentono addosso perché il ritmo si è fatto serrato come un torrente vorticoso”, oggi diremo “disruptive”. Tradotto significa che qualcuno all’improvviso cambia le regole del gioco e fa venir meno alcune certezze. Chi gestisce un business deve reinventarsi (pensiamo ad Amazon che cambia non solo le regole del Retail, ma modifica la gestione del dialogo che le aziende hanno con i propri clienti, o agli impatti che derivano dal cambio di business model dalla vendita di prodotti all’offerta di servizi).

Nel mondo ‘disruptive’ bisogna anche avere il coraggio di sperimentare e riappropriarsi del senso del ‘tentativo’. C’è chi è più legato alla propria zona di comfort e chi ha confini più elastici: oggi bisogna essere disponibili a ridisegnare più spesso i propri confini, partendo dalle nostre organizzazioni.

Il tema è complesso e, per focalizzare al meglio i contenuti della giornata, abbiamo realizzato un’indagine presso il nostro pubblico: organizzazione senza gerarchia, tecnologie, canali social, strumenti di collaboration, evoluzione dei sistemi di performance, Smart working ed evoluzione dei modelli di leadership sono risultati i temi di maggior interesse.

Il pubblico presente all’evento “Design dell’Organizzazione” 2018

Alle organizzazioni serve una rivoluzione culturale

Ad anticipare questi trend è stato Gianfranco Rebora, Direttore Responsabile di Sviluppo&Organizzazione e autore del libro Scienza dell’organizzazione, il design di strutture, processi e ruoli, pubblicato nel 2017 che dopo i saluti di Chiara Lupi, Direttore Editoriale di ESTE, ha aperto i lavori. L’analisi di Rebora, Professore ordinario di organizzazione aziendale dell’Università Liuc, è improntata sulla necessità di avere una progettualità in termini di design dell’organizzazione, cercando innovazioni che investano sia gli ambienti lavorativi sia i processi, i ruoli professionali e l’interconnessione tra i diversi elementi. Secondo il Direttore Responsabile di Sviluppo&Oranizzazione, occorre riflettere su come utilizzare a questo fine un’ampia gamma di strumenti progettuali che intervengono sul lavoro e non siano solo prescrittivi e tecnologici, ma che riguardino anche la sfera cognitiva, quella relazionale e quella del benessere individuale e sociale.

Anche Angela Gemma, a capo della sezione Digital Innovation di Deutsche Bank, è convinta che non si può affrontare la trasformazione digitale affidandosi a logiche tradizionali: è necessaria una rivoluzione culturale per innovare i modelli organizzativi, a opera delle aziende, delle Università e delle istituzioni.

Per governare il cambiamento in atto servono nuovi leader. Giorgia Rondelli, Talent e development manager di Nestlè racconta chi sono: persone capaci di adattarsi alle gerarchie che si modificano sino ad appianarsi, ai social che influenzano le interazioni (ne parla anche Fabio Cardilli, European product leader di Talentia Software), o a team lontani che lavorano in modalità agile. Una testimonianza concreta di come essere un leader disruptive è la storia di Massimo Tammaro, Coach Aziendale con un passato nelle Frecce Tricolori e in Ferrari.

Dallo Smart working all’Holacracy, come cambiano le gerarchie

A proposito di lavoro agile, è certamente la misura che ha avuto maggior impatto sulle aziende nell’anno appena trascorso. Il motivo è che lo Smart working può essere adottato da qualsiasi organizzazione, a prescindere dalle dimensioni. Come hanno reagito le aziende a questo cambiamento lo spiega, numeri alla mano, Stefano Porta, Manager area consulting di OD&M Consulting presentando un’indagine su HR manager e dirigenti aziendali che chiarisce i motivi per cui le organizzazioni scelgono di avere smart worker, quali benefici e quali criticità hanno trovato. Non esiste, infatti, una ‘ricetta’ unica per applicare lo Smart working nelle organizzazioni, ma è certamente un cambiamento che stressa l’azienda. Lo sa bene Arianna Visentini, Presidente di Variazioni, secondo la quale adottare in modo sistematico lo Smart working e farlo diventare una normale modalità di lavoro significa traghettare l’organizzazione verso il futuro e forzarla a cambiare i modelli di riferimento ormai obsoleti. Quali saranno i prossimi scenari in un mercato del lavoro in cui lavoro dipendente e autonomo tenderanno a convergere? A questa domanda ha risposto Luca Brusamolino, Fondatore di Workitec. Mentre un caso concreto azienda che ha anticipato la normativa è Vodafone, dove lo Smart working è una realtà già nel 2014, come ha spiegato Francesco Porotto, HR organization e digital learning manager di Vodafone Italia.

Ma a Design dell’Organizzazione approda anche l’Holacracy uno dei modelli senza gerarchie che esalta il self management come modalità di lavoro, di cui ha parlato Andrea Farè. Come stanno reagendo le aziende a questa novità così rivoluzionaria? Un esempio ce lo fornisce Autogrill, azienda in cui convivono modelli tradizionali insieme con modelli più agili. C’è però chi ha sostnuto “l’apologia del modello gerarchico”, come Maurizio Decastri, Professore ordinario di organizzazione aziendale dell’Università di Roma Tor Vergata, secondo il quale rendere più ‘fluidi’ i modelli organizzativi non significa abbandonare gli organigrammi. Anche se è indubbio che le ‘rotture di silos’ e l’evoluzione di ruoli sono nuove modalità organizzative al servizio del business e Leroy Merlin Italia rappresenta un esempio di azienda che mette al centro le competenze e le persone.

Commenti (2)

  • Convegno certamente interessante, che fa emergere certamente come aziende di grandi dimensioni, quali quelle presentate, stiamo prendendo atto del cambiamento e in molti casi agiscano per rispondere in modo efficace.
    Emerge però prepotentemente che le medie e piccole imprese, di cui sarebbe stato certamente necessaria una presenza con qualche caso, non sian oda oggi all’altezza, che sono senz’altro quelle che meglio rappresentano il panorama italiano e che di fatto sarebbero quelle che più abbisognano di assorbire questo cambiamento.
    Da ultimo, mi pare si sia data per scontata la presenza della cultura digitale in azienda, mentre sono assolutamente convinto, dal mio umile osservatorio, che così non è, cultura che è fondamentale per attuare questo cambiamento.
    Sia per chi vive di HR, tramite la “digital HR” che permetta di avere nuovi strumenti di manovra, sia per raccogliere dati comportamentali e sul wellness, in modo che si possa attuare la “people analytics”, che insieme alla digital HR sono le sfide del 2018 e degli anni a venire.

  • Ho molto apprezzato il convegno e ho realizzato come il cambiamento esponenziale si applica in tutti i campi anche con le acutissime precisazioni del prof. Decastri. Sarebbe a mio avviso utilissimo ora affrontare il tema per il settore dei servizi suddiviso tra servizi alle aziende e servizi alla persona: come cambia l’introduzione dei concetti di cambiamento esponenziale, smart working e approccio agile per chi opera in questi campi.
    Grazie e ancora complimenti.

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