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Dossier Censis-Eudaimon, una buona comunicazione del welfare

Dossier Censis-Eudaimon, la buona comunicazione del welfare

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La collaborazione fra Eudaimon e Censis prosegue, approdando alla presentazione di un nuovo dossier riguardo Buona comunicazione e welfare aziendale equo.

Alberto Perfumo, Amministratore Delegato di Eudaimon, ha inserito la realizzazione del dossier all’interno del percorso di collaborazione di Eudaimon con Censis, iniziato nei primi mesi del 2017. “Allora ci sembrava che, nonostante il mercato mostrasse un certo entusiasmo, mancasse un adeguato approfondimento rispetto alla collocazione del ruolo e dei risultati che il welfare aziendale produceva”.

All’inizio del 2018, a conclusione del primo anno di lavoro, il Primo Rapporto Censis-Eudaimon presentava una situazione duplice: “Da una parte era chiaro che il welfare ha un enorme potenziale; dall’altra, nella sua gioventù, in questo momento transitorio che stiamo vivendo, comporta anche alcuni rischi”, ha proseguito l’AD di Eudaimon.

Rischi che vale la pena tenere presenti, perché potrebbero impattare sull’efficienza del welfare stesso. Perfumo ne ha ricordati principalmente due: “L’evoluzione del welfare è principalmente legata al suo contenuto, ovvero ai servizi previsti, che rischiano spesso di essere un contenitore di benefit indistinti. Sull’altro fronte, il welfare aziendale non arriva a tutti, dal momento che ampie platee di lavoratori non lo conoscono e quindi non lo utilizzano”.

Una bassa conoscenza del welfare da parte dei lavoratori

A partire da queste principali evidenze del Rapporto, Eudaimon e Censis hanno portato avanti lo studio, approfondendo tali aspetti. Come già emergeva dal primo dossier Equo accesso e orientamento ai servizi: sfida inedita per il welfare aziendale, l’impresa ricopre un ruolo fondamentale nel garantire un accesso ai servizi equo, servizi che non per forza devono essere offerti dall’azienda, ma che questa può indirizzare.

Insieme con Francesco Maietta, Responsabile Area Ricerca del Censis, sono stati approfonditi gli aspetti relativi alla comunicazione: “Nel contesto attuale, ci sembra prioritario costruire un’immagine di welfare aziendale libera dalle accezioni paternalistiche tradizionalmente intese e liberare il tema anche dall’eccessivo entusiasmo dimostrato negli ultimi tempi dai provider e dalla stampa specializzata”.

Stando ai primi studi, emerge infatti una bassa conoscenza del welfare aziendale da parte dei lavoratori (soltanto il 18% afferma di sapere di cosa si tratta); la percentuale è ancora inferiore nei livelli operai. Si registrano asimmetrie che amplificano le distanze: chi ha più bisogno di welfare finisce per essere meno a conoscenza dei servizi, e quindi rimane maggiormente penalizzato. Inoltre è spesso evidente il mismatching fra richiesta e offerta aziendale: anche in quelle aziende che dispongono di piani di welfare, il tasso di utilizzo dei servizi è basso.

Attenzione alla privacy nella comunicazione personalizzata

Individuato l’obiettivo di una buona comunicazione – possibilmente personalizzata – per far arrivare a tutti la conoscenza dell’esistenza dei piani e dei relativi obiettivi, Censis-Eudaimon hanno indetto una survey su un campione di 1.000 lavoratori.

Il 64% degli intervistati è preoccupato dell’uso che i social network possono fare dei propri dati personali. Privacy e paura dell’intrusione nelle proprie vite costituiscono temi centrali: “Non si può non considerare la sensibilità profonda espressa dai lavoratori, trasversale al titolo di studio, al reddito, alla classe sociale, all’occupazione”, ha precisato Maietta. “Le dinamiche che hanno successo in ambito commerciale non possono essere importate in azienda senza porsi adeguate domande”.

Esiste una questione culturale di peso rilevante, dal momento che la privacy è uno dei beni considerati più importanti. Non importa tanto il beneficio ottenuto, quanto invece l’esigenza di “avere garanzia rispetto al trattamento dei propri dati sensibili”. Sono richieste regole certe rispetto all’utilizzo dei dati.

Questa fase storica, segnata da una certa stanchezza nei confronti di forme di comunicazioni commerciali aggressive, presenta nonostante tutto una buona base di partenza. Secondo la survey condotta da Censis-Eudaimon, il 35% del campione trova giusto uno scambio tra accesso a dati personali e ottenimento di servizi personalizzati. La percentuale sale al 41% tra i Millennial.

Qual è il meccanismo?

In primo luogo è fondamentale garantire la tutela della privacy. Un secondo aspetto che assume particolare importanza è la reputazione dell’azienda nel rapporto con i lavoratori e la reputazione del provider che gestirà i dati e quindi la comunicazione personalizzata.

L’alternativa di non comunicare bene è attuare un welfare non sia equo, dal momento che i servizi non possono essere raggiunti da tutti”, ci ha tenuto a precisare Perfumo. “È chiaro che è decisiva la costruzione di un rapporto stabile e duraturo con il lavoratore, ben oltre il momento dell’erogazione del singolo servizio. E questa relazionalità fiduciaria costruita nel tempo sarebbe il pilastro dei percorsi di comunicazione personalizzata perché fondati sul coinvolgimento consapevole dei lavoratori, e gli effetti sarebbero di certo positivi per il welfare aziendale”.

L’Employee room di Michelin per migliorare l’ascolto

Come essere reattivi alle richieste del dipendente? Era la domanda che a marzo 2018 animava le Risorse Umane di Michelin, alla quale ha cercato di rispondere grazie alla consulenza di Eudaimon. L’idea è stata quindi di realizzare qualcosa di simile alla Customer room. Marco Massano, Manager Internal Communications di Michelin, ha spiegato come l’Employee room sia nata dalla comunicazione, da considerare “una leva per accompagnare i progetti interni ed esterni”.

In molte aziende esiste già la Customer room, una sala fisica dove diverse competenze si trovano per dare risposte ai clienti rispetto a problematiche che nel corso del normale processo non sono state risolte. “Ispirandoci a questa pratica, ci siamo chiesti come dare risposte alle nostre persone e abbiamo mutuato l’idea. Vogliamo dare ai nostri dipendenti la stessa importanza che diamo ai nostri clienti. Alla base di ciò ci sono l’ascolto e la comunicazione”.

Maurizio Tosi (Michelin)
Maurizio Tosi (Michelin)

Uno degli obiettivi principali, secondo Maurizio Tosi, Servizio del Personale – EUS/SG/ITM/P Coordinatore Welfare e D&I Manager di Michelin (nonché relatore dell’edizione milanese di Wellfeel e fra gli autori del volume che ospiterà gli atti del convegno), era infatti ampliare l’ascolto: “Non era un’impresa semplice in una realtà come la nostra, con 4mila dipendenti in Italia (di cui il 75% operai)”.

Semplice intravedere anche i risvolti più pratici dell’iniziativa. Per esempio, “se riceviamo numerose richieste di chiarimenti rispetto al welfare aziendale, significa che il piano non è stato comunicato in modo adeguato ed esistono coni d’ombra. Le segnalazioni dei dipendenti possono aiutare a migliorare i processi interni all’organizzazione”.

Ma i piedi restano ben piantati per terra e vige la consapevolezza che si tratta soltanto di tentativi per una efficace comunicazione: “Immaginiamo che possano esserci temi che esulano dalla gestione ordinaria”, ha precisato Tosi. “Ci sembra che la Employee room possa costituire la via più immediata e informale per entrare in contatto con l’azienda in modo diretto, anche rispetto a temi di cui il responsabile diretto può non essere a conoscenza”.

 

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