La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

La digitalizzazione a portata di PMI, un modello basato su dati e cloud

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Il Building Information Modeling-Management (BIM) è una metodologia strategica radicalmen­te innovativa che ha l’ambizione di trasformare profondamente il comparto delle costruzioni, configu­randosi come la chiave di volta nel processo di digita­lizzazione del settore. Si tratta di una strategia di pro­gettazione integrata che consente di visualizzare l’opera come un modello tridimensionale all’interno del quale sono capitalizzate e organizzate tutte le informazioni che riguardano l’opera stessa.

Si tratta di un vero e pro­prio cambio di paradigma, dato che il BIM crea le con­dizioni ottimali per analisi multicriteria, consentendo di mettere a sistema competenze specialistiche diverse e spesso in forte contrasto reciproco. Questo fatto – oltre a consentire la massimizzazione della qualità del prodotto finale – incrementa fortemente l’efficienza dei processi: l’integrazione di tutti i soggetti coinvolti fin dal principio nello specifico processo e la possibilità di operare con simulazioni garantiscono la riduzione dei tempi morti e di disallineamenti o errori.

Le informazioni capitalizza­te – integrabili e aggiornabili – saranno alla base di tutti i processi decisionali che riguarderanno l’opera durante il suo intero ciclo di vita agevolando la scelta consapevo­le ed efficace delle soluzioni da intraprendere.

I Governi e le agenzie pubbliche in tutta Europa stanno incoraggiando l’adozione della metodologia BIM. La Direttiva europea (Eu PPD 2014) ne promuove l’uso nell’ambito degli appalti pubblici e il relativo recepi­mento da parte degli Stati membri entro pochi anni. Le ragioni principali che hanno condotto alla stesura della Direttiva e, conseguentemente, a un numero sem­pre crescente di Governi intenzionati a investire sulla digitalizzazione del settore delle costruzioni sono:

  • la necessità di valorizzare la spesa pubblica, nel senso dell’allocazione delle risorse in funzione della qualità del risultato finale;
  • l’internazionalizzazione delle imprese e dei profes­sionisti che potranno operare in un mercato globale;
  • la necessità di convergere verso interventi sostenibili sul territorio.

Un processo che procede lentamente

Tuttavia, in Europa, l’adozione del BIM procede lenta­mente. Rappresentano ancora una minoranza quei sog­getti che impiegano il BIM durante l’intero ciclo di vita di un’opera: l’utilizzo di tale metodologia è attualmente concentrato sulle fasi di progettazione. Si presenta as­sai frequentemente il caso in cui un progetto realizzato impiegando la metodologia BIM non venga aggiornato durante le fasi realizzative per fornire al proprietario un modello ‘As built’ (Tserng, Ho e Jan, 2014) che, ri­flettendo le condizioni, il contenuto e le caratteristiche dell’edificio ultimato, potrebbe efficacemente suppor­tare le operazioni di gestione, manutenzione, rinnova­mento della struttura per tutto il suo ciclo di vita.

Assai sporadicamente si assiste all’impiego del modello BIM per la fase di costruzione, nonostante ciò consentirebbe un avanzato supporto alla gestione dei processi (visua­lizzare diversi scenari di lavoro, come per esempio le varie opzioni di sequenza operativa, di logistica del sito, ecc.) migliorando non solo la qualità del prodotto finale e le performance aziendali, ma anche le condizioni di lavoro in termini di efficacia oltre che di sicurezza (Ke­rosuo, Miettinen, Paavola, Mäki e Korpela, 2015).

Tradizionalmente, i professionisti e gli appaltatori sono riluttanti a produrre qualsiasi documentazione che non porti a benefici diretti, specialmente quando integrare i propri dati in un unico e completo modello di informa­zioni richiede ulteriori sforzi che non sono direttamente riconosciuti sotto il profilo economico. Inoltre, l’uso del BIM durante le fasi di costruzione non è affatto sempli­ce (Yu-Cheng, 2015): l’approccio BIM modifica il ruolo e i modelli di business dei professionisti della costruzio­ne (Sebastian, 2011) e introduce nuove responsabilità sia a livello tecnico sia interpersonale (Sacks, Gurevich e Shrestha, 2016). Questa situazione diventa particolar­mente problematica nelle piccole imprese di costruzioni che, secondo la relazione Nazionale BIM 2016 di NBS1, hanno manifestato una forte preoccupazione per il fatto di non essere certe di poter affrontare un tale cambio di paradigma come quello avviato dalla metodologia BIM.

Il 75% dei soggetti del mondo delle costruzioni afferma che il BIM è troppo costoso per poter essere considerato una strada percorribile; è opinione comune che i costi della piattaforma BIM e quelli di sviluppo delle compe­tenze necessarie siano ammortizzati nel caso di progetti con un budget significativo, rimanendo insostenibili per le piccole imprese.

Per proseguire nella lettura dell’articolo, leggi il numero di Agosto-Settembre-Ottobre di Sviluppo&Organizzazione.
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