La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

L’ambiente di lavoro come strumento per generare benessere nei dipendenti

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L’ambiente lavorativo, in tutte le sue dimensioni, è al centro della vita lavorativa di ogni persona. Un posto di lavoro che oltre a essere luogo di produzione deve essere anche di benessere. Molte aziende lavorano su questi aspetti, con interventi sulla disposizione e la misura degli spazi e degli arredi, sull’intensità della luce (naturale o artificiale), sull’eliminazione dei rumori e l’attenzione ai colori.

Guardando agli aspetti che influiscono sull’organizzazione degli ambienti, ci sono tre aspetti fondamentali che non possono essere trascurati: privacy, controllo ambientale e personalizzazione degli spazi. Ed è su questi temi che può agire la Direzione del Personale. Queste variabili vanno considerate anche in relazione alla tipologia di lavoro e quindi anche al tipo di ufficio.

L’ideazione e la gestione degli spazi destinati alle postazioni, la creazione di spazi per i gruppi e la scelta tra open space e ufficio tradizionale sono determinanti per creare le condizioni ottimali per i lavoratori, rendendoli quindi in grado di performare al meglio, senza trascurare la dimensione del benessere.

Il luogo di lavoro diventa piattaforma di collaborazione

In uno scenario in profondo cambiamento, Giorgio Di Tullio, Innovation e Identity Designer che si autodefinisce “voce fuori dal coro”, spiega così alcune tendenze e cambiamenti di questo mondo, con particolare riferimento alla situazione italiana. Secondo Di Tullio “il Novecento in Italia non è ancora finito, perché c’è ancora una visione meccanica, di linearità.

Potremmo dire che è abbastanza diffusa un’idea di avanzamento guardando lo specchietto retrovisore: prevale l’adorazione delle ceneri rispetto al trasporto del fuoco”. Uno sguardo al passato che all’estero non è così preponderante. “La prima generazione di imprenditori italiani aveva una visione, mentre oggi domina l’idea di targeting e non di society”. Di Tullio ritiene che il mondo del lavoro in Italia sia ancora troppo gerarchico, quando invece serve concepire e sviluppare spazi e piattaforme che consentano la collaborazione.

“I talenti sono già all’interno delle aziende, lasciarli alle loro scrivanie è un ‘errore’ ma, se si creano luoghi di confronto, velocità e qualità dell’azienda miglioreranno. Pensiamo a grandi designer del calibro di Achille Castiglioni o Marco Zanuso: dormivano in fabbrica per poter integrare tutte le conoscenze con l’ambiente manifatturiero. Negli uffici tecnici italiani abbiamo i migliori designer in circolazione, ma spesso nessuno li coinvolge”.

Anche per questo Di Tullio sottolinea che “l’azienda deve essere concepita come un’organizzazione di persone, perché il lavoro non è più un luogo dove svolgere un compito, ma una piattaforma in un contesto fluido”. Arrivando alle situazioni più innovative a livello mondiale “si può pensare alle tante aziende della Silicon Valley che non hanno una sede fisica, e tra queste ci sono i colossi dell’hi-tech”. Ma anche in Italia c’è chi si muove guardando al domani. “Per esempio c’è una fonderia in Veneto nella quale non esistono uffici, perché si è capito che le persone passano da una riunione all’altra”, continua Di Tullio.

Aprirsi al mondo e vivere il territorio

Tra le aziende che nel tempo hanno modificato l’idea stessa di posto del lavoro, adeguandola agli ultimi standard e anche innovandola rispetto al mercato, c’è Microsoft. La country italiana del colosso informatico americano ha una filosofia piuttosto precisa. L’idea alla base della gestione degli uffici è che lo spazio debba essere funzionale e che possa essere vissuto nel modo migliore.

Come spiega Pino Mercuri, Direttore Risorse Umane di Microsoft Italia, “non è l’uomo che deve adattarsi agli spazi fisici, ma bisogna creare e modellare gli ambienti affinché siano adatti alle esigenze umane”. Nel 2017 è arrivata una piccola rivoluzione che ha cambiato l’universo Microsoft. “Da Peschiera Borromeo ci siamo spostati in zona Porta Volta a Milano, in pieno centro città.

Questo ci ha permesso di integrarci molto di più con il tessuto urbano. È proprio un cambio di prospettiva che ci ha portato in una nuova ottica ancora più sostenibile. Essendo nel cuore di Milano, abbiamo deciso di realizzare per esempio un parcheggio più piccolo che viene utilizzato da chi risiede lontano dalla città, incentivando la maggior parte delle persone in Microsoft a utilizzare i mezzi pubblici. Inoltre, abbiamo scelto di non avere una mensa, preferendo affidarci ai numerosi locali della zona, confermando il rapporto tra Microsoft e la città”.

La sede, battezzata “Microsoft House”, si trova nel primo edificio italiano progettato da Herzog & De Meuron, in condivisione con Fondazione Feltrinelli. Un primo elemento che caratterizza la nuova sede è l’inusuale proporzione tra i piani e gli spazi per i dipendenti e quelli aperti al pubblico, equamente distribuiti.

Studiata nell’ottica dell’apertura, dell’inclusione e della totale integrazione con l’ambiente esterno, risulta unica nel suo genere e riflette immediatamente la rilevanza che il valore dell’open innovation ha per l’azienda. Come spiega Mercuri: “Nella realizzazione degli uffici, abbiamo seguito le linee guida internazionali, che accomunano il modo di lavorare in Microsoft in tutto il mondo, cercando al contempo di personalizzare gli spazi affinché riflettessero il ‘nostro’ modo di vedere le cose”.

Tradotto vuol dire “aver scelto oggetti che richiamassero l’Italian design, e per questo i fornitori sono stati selezionati con un’ottica prettamente locale”. Inoltre “ogni spazio è stato creato in modo diverso a seconda delle esigenze e delle attività che deve ospitare”. Ecco allora gli “spazi di co-design, co-creation, per il decision taking e per il lavoro individuale”.

La collaborazione e la fluidità sono valori cardine per il colosso informatico dove “lo spazio deve essere funzionale e vissuto nella maniera migliore”: “Abbiamo da tempo fatto nostra la policy del free desk, dove nessuno ha uno spazio di lavoro assegnato. Ognuno si siede nella postazione che gli è più funzionale per lo svolgimento della sua attività quotidiana, a seconda del progetto su cui si lavora.

Insomma, possiamo dire che in Microsoft l’ufficio è il laptop. Capita di cambiare postazione tre o quattro volte al giorno a seconda delle esigenze del momento”. Questa scelta si concilia con lo Smart working che offre la possibilità di lavorare da remoto: “Così possiamo offrire maggiore flessibilità alle persone e i feedback che riceviamo dal personale sono positivi”.

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di aprile 2019 di Persone&Conoscenze.
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