La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Lavoro e innovazione, cosa ci insegna il passato

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Sarebbe utile valutare attentamente ogni cambiamento radicalmente innovativo, prima che la sua adozione modifichi in modo irreversibile il sistema e lo stile di vita di coloro che ne sono toccati. Il cambiamento si presenta in modo neutro, aureolato però del prestigio della novità. Il cavallo presentava il rischio della caduta –talvolta rovinosa–del cavaliere, così come la magia dell’automobile nascondeva il rischio di incidenti, insieme con l’effetto di sistema dell’inquinamento, mentre gli scarichi metabolici del cavallo sono un ottimo fertilizzante.

L’innovazione esige un prezzo. Il funzionamento di un motore implica una perdita entropica irreversibile di energia, così come l’innovazione organizzativa comporta una diminuzione di qualità del lavoro a fronte di un guadagno consistente di produttività, esprimibile con una formula: il rapporto tra qualità e quantità deve essere inferiore a uno.

Nuovi paradigmi e vecchi modelli

Siamo giunti così all’attualità del lavoro a domicilio. È un progresso sul piano sociale? Un libero professionista avverte il bisogno di uno studio al di fuori dello spazio domestico. Il celebrato ‘casa e bottega’ dell’antico artigiano era una mera necessità. Un pittore affermato si dotava di un laboratorio che era anche scuola per gli apprendisti. Pure Raffaello è stato aiuto e scolaro in un laboratorio.

Lavorare in casa presenta insidie attive e passive: restare in pigiama e ciabatte dopo un lavaggio sommario, subire il frastuono domestico e quello del vicinato, visite ossessive al frigorifero… insomma, ingrassare e abbrutirsi. Negli ultimi decenni la dottrina organizzativa aveva puntato sui valori e i fattori intangibili, considerati innovazione di portata strategica, analizzati, celebrati e raccomandati in convegni, seminari e aule di formazione.

Per inciso, non era una scoperta, ma la ripresa inconsapevole di una teoria e di una prassi antica di secoli. Durante la prima metà del VI secolo, Benedetto da Norcia innovò il monachesimo occidentale che da eremitico diventò cenobitico. Comunitario e conviviale, ma tuttavia fondato su una Regola ferrea di 72 articoli. La Regola conteneva anche il modello della governance, anche questa recente e inconsapevole riscoperta.

Monaci riuniti nel Capitolo

Organo centrale del monastero era il Capitolo, dal quale discende il nostro Consiglio d’amministrazione. Il Capitolo era composto da tutti i monaci e presieduto dall’abate, eletto dallo stesso Capitolo e cortesemente deposto in caso di inefficienza. In esso tutti i componenti avevano ‘voce in Capitolo’.

La Regola raccomanda l’ascolto reciproco, l’umile partecipazione al lavoro comune e riserva un particolare ascolto ai monaci più giovani, perché “il Signore ispira a essi il partito migliore”. Il monastero benedettino ricoprì un ruolo molto importante nei secoli bui della tarda antichità e dell’alto medioevo: i benedettini recuperarono le copie residue e provvidero a trascriverle e diffonderle.

Ancora in quei giorni il goto Totila scorrazzava per l’Italia e nel 542 volle affrontare, con atteggiamento derisorio, Benedetto che riuscì però a piegarne la barbarica baldanza. Il monastero fu, da subito, non soltanto un luogo di preghiera e di vita comunitaria, ma anche un’impresa produttiva di beni e servizi. Dall’agricoltura, alla falegnameria, alla metallurgia, all’apicoltura, alla piscicoltura, alla produzione di farmaci che venivano dispensati nel territorio prossimale, da cui, giornalmente, affluivano lavoratori.

Il lavoro in pigiama e ciabatte cancellerà gli intangibili, già presenti nell’abbazia, poco dopo essere stati riscoperti: sono il clima aziendale, lo spirito di squadra, la convivialità, il contatto fàtico –empatico e in presa diretta–con i colleghi e con la dirigenza. La coesione aziendale diventa ora unicamente funzionale, racchiusa in un algoritmo di comandi, funzioni, risultati.

È necessario moderare l’entusiasmo giulivo verso il nuovo e fare sempre un bilancio tra quantità e qualità, tenendo presente che il problema è di struttura prima che di sistema e di economicità. Riguarda la natura della tecnica e dell’innovazione, il cui presupposto è una teoria scientifica che nell’applicazione perde pezzi, perdita che genera effetti collaterali che tali non sono, perché nascono dalla opportunistica riduzione di quella complessità instabile e decisiva di Risorse umane e non umane, sintesi magica di Persone&Conoscenze.

Nell’Inno alla gioia di Schiller-Beethoven, la gioia è contrapposta alla moda che divide gli uomini con l’abbaglio della distinzione: dal capo firmato, al tentativo popolare del jeans lacero. In questa luce, ‘il lavoro senza luogo e senza tempo’ incide profondamente sulla vita dei lavoratori. Si tenga presente però che spazio e tempo sono le coordinate basilari dell’esistenza. Maneggiare con cura!

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