La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

L’importanza della formazione ai tempi della tecnologia digitale

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Nella fase attuale, propria dell’Industria 4.0, il progresso tecnologico sta così rapidamente trasformando il contesto socio-economico da rendere il tema delle skill di rilevanza centrale. A caratterizzare lo scenario è l’avvento della tecnologia digitale, ormai diffusa in maniera capillare nell’intero sistema produttivo e che richiede, a chi ne fa parte, le necessarie competenze d’uso.

Per la sua particolare natura, che ne fonda il funzionamento sull’elaborazione dell’informazione, la tecnologia digitale può però diventare un autentico fattore di equità sociale: si creano opportunità per quelle categorie e quei gruppi di persone che sono stati tradizionalmente svantaggiati nel mondo-impresa. Non è un caso che il Manifatturiero, per esempio, sia sempre stato un settore principalmente popolato da uomini, perché si contraddistingueva per attività per le quali era richiesta una certa forza fisica.

Al contrario, adesso le tecnologie hanno spostato il focus sulla gestione di dati e di informazioni e sulla fase decisionale che si concretizzano nel controllo della macchina e, su larga scala, dell’impianto. In questa prospettiva, la forza muscolare smette di essere un fattore discriminante lasciando spazio alla componente intellettuale e quindi offrendo anche alle donne la possibilità di esercitare alla pari – se non meglio – quelli che sono stati ruoli tradizionalmente maschili.

Inoltre in questo scenario di Industria 4.0 caratterizzato dall’adozione di tecnologie digitali anche chi ha una disabilità fisica ha la possibilità di svolgere attività lavorative da cui tradizionalmente era stato escluso. Le tecnologie disponibili – ci potremmo riferire anche a singole componenti dell’attrezzatura di un dipendente come gli occhiali o i microfoni – riescono infatti ad aumentare, perfezionando, le capacità e le funzionalità del lavoratore.

È quello che si intende parlando di ‘operatore aumentato’, secondo un modello di interfaccia uomo-macchina in cui la componente umana risulta potenziata nella sua produttività. Ciò si traduce in un aumento di competitività della persona, che torna così a essere naturalmente più conveniente della macchina.

In questo modo, dunque, la tecnologia non è più un fattore che limita l’uomo, diventandone una realtà concorrente o antagonista, come poteva accadere all’interno del paradigma della tecnologia ‘di trasformazione’, nel senso meccanico del termine. Al contrario, con la tecnologia digitale, la persona torna a ricoprire un ruolo centrale e le macchine diventano un fattore abilitante, se non il maggior alleato, dell’operatore umano.

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di marzo-aprile 2019 di Sviluppo&Organizzazione.
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