La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

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Persone e comunità al centro per creare una fabbrica partecipata

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Unifarco è un’impresa che si caratterizza per la collegialità e il coinvolgimento sia verso il mercato e i clienti, sia verso l’organizzazione, gli operai, gli impiegati e i tecnici. Un caso di gestione non da azienda artigiana, ma industriale, caratterizzata da un modo di essere diverso dalla produzione manifatturiera.

Unifarco produce, infatti, su economie di scala di più di 350 prodotti — cosmetici, dermatologici, nutraceutici e di make up — sicuri e accessibili, ma è sul mercato con prodotti sviluppati in collaborazione con i farmacisti e con il marchio Farmacisti Preparatori, personalizzato per singola farmacia cliente. Nasce come comunità di pochi farmacisti nel 1982, nel 1994 amplia la base societaria con l’entrata di nuovi soci, oggi 350, tutti farmacisti e proprietari di farmacie.

Questa base societaria rientra nel parco clienti dell’azienda, che conta un totale di 4500 farmacie, di cui 2600 in Italia e le altre in Austria, Germania, Spagna, Francia e Svizzera. Una multinazionale tascabile, costruita grazie un percorso comune di relazioni.

Le farmacie clienti, selezionate in base alla motivazione per il progetto proposto, beneficiano di un’esclusiva per il proprio territorio, che esalta il carattere distintivo del prodotto personalizzato.

Si ha così quella che viene chiamata “Unione di Farmacisti”, espressione che richiama una formula associativa con una pratica di adesione selezionata, sostenuta da incontri, attività di formazione e di revisione del prodotto.

La ‘missione’ dichiarata è di diffondere la cultura del benessere, creare prodotti che fanno stare meglio le persone, fornire ai farmacisti strumenti e servizi per essere consiglieri di buona salute.

La fabbrica partecipata

Nel 2017 l’azienda ha raggiunto un fatturato di 80 milioni di euro e 366 dipendenti, di cui poco più della metà in area Operations. La produzione di cosmetici e dispositivi medici a uso topico è concentrata nella sede centrale, attraverso le fasi di prototipazione, industrializzazione, produzione in bulk attraverso macchine miscelatrici e successivo confezionamento in flaconi, vasetti e tubi attraverso linee automatiche e semiautomatiche.

Nella fase finale, il processo è contraddistinto dalla personalizzazione del prodotto al farmacista su piccoli lotti. In altri termini, il farmacista effettua il proprio ordine di prodotti, anche con soli tre pezzi per singola referenza, attivando in azienda la stampa delle proprie etichette personalizzate.

La stampa, effettuata in una tipografia interna a elevato standard qualitativo, è seguita dall’etichettatura a mano da parte delle squadre di prelievo a magazzino. La raccolta degli ordini è effettuata da una rete di agenti di vendita che visitano le farmacie (circa 40 in Italia), affiancati sul territorio da un team di Product Trainer (10 in Italia, altrettanti all’estero).

In azienda si usa la metafora di ‘casa’ o di ‘comunità’ espressione di quella che può essere anche chiamata Fabbrica partecipata.

“Partecipata” perché la promessa di Unifarco va mantenuta attraverso un costante sviluppo di prodotti, alimentato dall’ascolto di farmacisti e consumatori finali e, di conseguenza, un’organizzazione che deve essere pronta a modificarne il contenuto e controllare, allo stesso tempo, qualità della produzione, tempi di attraversamento, logistica e consegne alle farmacie o time to market.

La stessa etica del benessere della qualità della farmacia è soggetta a un costante monitoraggio collegiale sia dei dipendenti sia dei farmacisti clienti.

In Unifarco si trovano gli ingredienti propri di altre imprese manifatturiere, quali l’implementazione di tecnologie avanzate e i modelli di organizzazione snella, ma con un percorso diverso, che mette al primo posto l’investimento nelle relazioni e il coinvolgimento a tutti i livelli, attraverso forme di collegialità diffusa.

Una fabbrica intelligente in cui il contributo della tecnologia è importante, ma l’elemento maggiormente distintivo è il fattore umano: non è essenziale l’utilizzo dei robot, ma non si può fare a meno di un solido metodo di produzione, di partecipazione e coinvolgimento collegiale del lavoro, così come quello individuale di farmacisti, soci e clienti.

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di maggio-giugno 2019 di Sviluppo&Organizzazione.
Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)

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