La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Prendi in mano la tua vita e fanne un capolavoro

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Bridge Partners ci ha invitato a trascorrere una mattinata in compagnia della campionessa di canoa Josefa Idem.
Tre ore di riflessione sulla vita e su quel che ne possiamo fare. Un capolavoro, basta volerlo. E allenarsi nel modo giusto, con metodo. Josefa è nata in Germania ma è italiana ormai da molti anni, ha un marito che è anche il suo allenatore e due figli, uno nato in quello che lei stessa ha definito il momento peggiore, una sconfitta sportiva.
È proprio nei momenti più bui che bisogna investire nel futuro. Come non leggere nelle parole di Josefa una metafora dei nostri tempi?
Darsi un orizzonte in questo momento non è facile, immaginare una strada, progettare un cammino. Eppure è proprio quando ci si deve confrontare con le grandi difficoltà che bisogna immaginare un modo per ricominciare.
“Ogni arrivo è un punto di partenza” dice Josefa, e in queste parole entra a gamba tesa l’animo della sportiva, che dopo ogni vittoria nella sua vita ha immediatamente cominciato a lavorare a quella successiva. Perché in una carriera iniziata adolescente e terminata a dopo la partecipazione alle ultime olimpiadi di Londra, sono stati tanti gli slanci in avanti ma anche tante le cadute. Dalle quali è importante risollevarsi.
E questo è il tema centrale, l’analogia che possiamo trovare con i mondi aziendali e con le persone che li popolano.
Quindi partiamo dal primo punto.

Josefa Idem Guerrini, campionessa di canoa
Josefa Idem Guerrini, campionessa di canoa

Come si costruisce una carriera, un percorso a lungo termine?
“Bisogna progettare la nostra idea di futuro –dice Josefa– ed essere orgogliosi di quel che potremo fare. E trovare un equilibrio. Da piccola cadevo in acqua, ero meno brava delle mie compagne di squadra. Poi sono cresciuta e ho saputo utilizzare al meglio le risorse che avevo”.
Avere un’idea, la nostra idea, e avere consapevolezza delle risorse sulle quali contare. E accettare che non tutto può andare per il verso giusto. Come diceva Napoleone, ‘succede sempre ciò che più temo’.
Quindi, come si esce dalle sconfitte? La sconfitta deve rappresentare un punto di partenza. L’inizio per una nuova sfida. E sta a noi metterci nelle condizioni di ottenere il massimo da noi stessi. Partendo dal nostro atteggiamento. Che deve essere positivo.
“A cosa penso prima di una gara? Penso alla sconfitta –rivela Josefa– e non va bene, bisogna pensare ai successi. Bisogna convincersi, lavorare con la fantasia, emozionarsi”.

L’allenamento, un appuntamento con se stessi
Il pensiero positivo è importante, ma non basta. Per uno sportivo, ma per chiunque lavori seriamente al raggiungimento di un obiettivo, è fondamentale l’allenamento.
“L’allenamento –racconta Josefa– è un appuntamento con se stessi, un lavoro costante per il raggiungimento degli obiettivi. Ogni giorno è importante avere la sensazione di fare qualcosa di concreto”.
Ma questo fare va indirizzato, e qui entra in gioco il metodo se vogliamo essere gli artefici del ‘nostro’ capolavoro.

Cosa fa la differenza? Il metodo
Il tema del metodo si snoda intorno a tre concetti fondamentali: obiettivo, squadra e atleta.
Si parte dall’obiettivo e, per raggiungerlo, gli aspetti da considerare sono tre: gli aspetti tecnico scientifici, organizzativi e l’approccio (mentale e di atteggiamento). Partiamo dal primo: è necessario fare ricerche e investire, ci vuole formazione e bisogna sviluppare nuovi strumenti che portano innovazione, proseguire nella ricerca continua. Da fare sempre, quando si vince e quando si perde. Quando si vince si è stati più bravi degli altri ma non si è mai perfetti. Si deve sempre pensare al miglioramento del risultato.
Poi viene l’organizzazione: si può programmare quasi tutto ma ci vuole interazione tra tutti gli elementi che compongono la nostra squadra.
E infine l’approccio: bisogna nutrirsi di vita, ovunque si guarda si possono imparare cose nuove. E non buttarsi giù di fronte alle intemperie della vita.
C’è sempre un punto dal quale ripartire. E distinguere tra fortuna e buona sorte: la fortuna te la plasmi con le tue mani: la buona sorte non dipende da te.

Si può sempre ripartire
La ripartenza deve essere un punto fermo. Occorre un po’ di leggerezza, però. Per affrontare con distacco e serenità le situazioni anche più difficili. Ma come si fa?
Bisogna distinguere tra motivazione e ambizione. Il senso di fatica è superato dall’obiettivo e l’obiettivo è la strada –mi piace ciò che sto facendo– che serve per raggiungere il risultato. È bene essere motivati ma se si è ambiziosi si lavora anche in assenza di motivazione.
Passione, determinazione, dedizione, disciplina sono quattro elementi cardine che ci devono accompagnare. Certo, per chi è motivato la disciplina è scontata. E poi metterci perseveranza, fiducia, grinta, visione e passione, che ti aiutano a essere motivato. Perché vale la pena sempre mettersi in gioco. A volte bisogna lasciarsi andare. Il risultato, poi, viene da sé.
Come diceva Henry Ford, ‘puoi farcela o non farcela, i fatti ti daranno comunque ragione’.

Sfatare i luoghi comuni
Sfatare i luoghi comuni è un passo decisivo. Per una campionessa che ha partecipato alle olimpiadi dopo i 45 anni è stato fondamentale. Un insegnamento per tutti noi: non si è mai troppo vecchi per fare una cosa. Non è mai troppo tardi, c’è sempre l’opportunità per mettersi in gioco. Ma occorre sfatare i giudizi facili, rompere gli schemi e immaginare di fare le cose in modo diverso.

Imparare dalle sconfitte, vincere le paure
“Fortuna o sfortuna non si sa…”. Come si stabilisce che un evento è fortunato o sfortunato? In ogni situazione dobbiamo saper cogliere il lato positivo. E vincere le nostre paure. Basta dar loro un nome. Perché le paure restano, non è possibile allontanarle del tutto.
E allora tanto vale venire a patti con loro, cercare di rimpicciolirle. Affrontarle senza sottrarsi all’impegno, imparare a scansare gli alibi. E torniamo al metodo, che può infonderci la motivazione che serve. Il metodo porta risultato e il risultato crea la motivazione. L’importante è non stare fermi, usare al meglio le competenze che abbiamo per proiettarci in avanti. E non avere paura.

Conclude l’intervento Alessandra Colonna, Managing Partner di Bridge Partners, sottolineando che ciascuno di noi può costruire una cattedrale dal proprio mattone. E la responsabilità dell’orizzonte che sappiamo darci è solo nostra. Partendo dalla nostra passione, con le capacità sulle quali possiamo contare, con metodo e creatività, possiamo costruire il nostro capolavoro.

www.bridgepartners.it

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