La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Organizzazione

Progettare nuovi ruoli lavorativi

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Grandi mutamenti stanno influenzando il mondo del lavoro, facendo tornare al centro le dinamiche dell’organizzazione. Nell’industria e nei servizi, le tecnologie digitali e l’Internet of Things prospettano la fine di molte mansioni tradizionali e l’affermarsi di nuovi mestieri.

Proprio la progettazione dei nuovi ruoli lavorativi è stato il tema al centro del terzo appuntamento del ciclo di incontri de L’organizzazione oltre la strategia tenutosi a Milano il 13 febbraio 2019 dopo il convegno sull’Organizzazione 4.0 e le Organizzazioni ambidestre per la conciliazione tra innovazione ed efficienza.

La transizione digitale ha generato un surplus di forza lavoro e alla società è quindi richiesto uno sforzo innovativo. Questo è il punto da cui si parte anche oggi. Occorre una nuova sintesi tra l’automazione digitale e l’intelligenza degli uomini. Si va infatti alla ricerca di nuovi modelli lavorativi e questo è il compito da svolgere.

Da questo emerge il concetto dell’intraprendenza organizzativa, come fondamentale risorsa di cambiamento. Siamo passati da un’epoca d’oro dell’organizzazione, in cui il taylorismo ha dato una grande spinta alla produttività ragionando però su criteri oggettivi. Poi c’è stata l’epoca dell’umanizzazione, il management umanistico, la ricerca del coinvolgimento e la presa di coscienza che non tutti i lavoratori avessero analoghe finalità.

Oggi siamo in una situazione nuova, dove ci si deve confrontare con dinamiche esterne, ma l’attenzione si sposta all’interno e alle diversità dell’organizzazione. I confini sono sempre più aperti, le aziende si aprono all’esterno per acquisire competenze e abbiamo una duplice realtà: organizzazione standardizzata e ripetitiva e organizzazione che guarda al di là dei propri confini dove i ruoli di confine diventano fondamentali. Si stemperano i confini, l’economia delle piattaforme cambia i paradigmi.

Il tema riguarda allora l’apertura dei confini e l’apertura alla soggettività. Mary Parker Follet, in pieno taylorismo, diceva che il conflitto è l’apparizione della differenza nel mondo. Il conflitto apre infatti alla differenza.

Inoltre, la dialettica persona-organizzazione si vive sempre di più: sono infatti le persone che danno forma all’organizzazione. Il lavoratore è contemporaneamente ‘soggetto’ e ‘oggetto’: siamo passati dall’iron cage alla gabbia di vetro, che richiama il tema della valutazione della performance e dice qualcosa in più rispetto al risultato. Siamo fuori da una dimensione solo produttiva, è un momento evolutivo.

Abbiamo due mondi del lavoro antitetici. Da una parte di sono le figure di alta qualificazione con forti responsabilità e dall’altro la Gig economy, con il lavoro frammentato a condizioni disagiate. Si tratta di due mondi che coesistono e che sono continuamente a contatto tra loro. Amazon Mechanical Turk ne è un esempio: lavori semplici che si svolgono prenotandosi sulla piattaforma.

Il lavoro è allora al centro di una nuova progettualità, spazio e tempo sono messi in discussione. La sfida è trovare nuovi modi per gestire tutte le variabili che lo scenario evoca. Il concetto di fondo è che la performance del lavoro e il comportamento individuale generano valore per l’organizzazione. Due concetti chiave sono l’adattamento e le proattività. Nel cuore dell’organizzazione ci sono ruoli e routine: routine è un fenomeno di interazione che non esclude la creatività, il pensiero e l’emozione. Le routine consentono di cucire i comportamenti in uno schema comune, ma possono anche dare flessibilità e cambiamento.

Ma quali sono gli strumenti per la progettualità dei ruoli? Ci sono strumenti prescrittivi, cognitivi e materiali, che comprendono anche strumenti di sostegno, come sicurezza e welfare e questo implica un allargamento di orizzonti. Ecco perché comportamenti adattivi e proattivi diventano sempre più importanti.

La persona può contribuire al cambiamento e all’innovazione nell’ambito del gruppo e il lavoratore può dare un contributo che dà un’idea positiva promuovendone l’immagine con il suo comportamento. Chi è in un ruolo contribuisce a diversi livelli.

Il problema è la costruzione di senso. Non servono interventi troppo minuziosi, ma i leader sono chiamati a creare vere e proprie ‘giunture’. Anche perché ci troviamo ad affrontare quattro tipi di lavori: semplice, specialistico, neoartigianale e le professioni creative. Nuovi assetti produttivi integrano tecnologia, organizzazione e lavoro. L’organizzazione deve avere un ruolo da protagonista e richiede azioni su diversi livelli. Modelli organizzativi nuovi sono da costruire. È un lavoro nel quale siamo immersi e i risultati si vedranno tra qualche anno.

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