La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Smart working, lavoratori ‘tipici’ sempre più autonomi

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Con l’approvazione della Legge n. 81 del 2017 è stato approvato il lavoro agile che, dalle parole del Legislatore, è un modus lavorandi sganciato dall’obsoleto orario o luogo di lavoro. L’articolo 18, infatti, recita così: “(…) il lavoro agile come modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa”.

Secondo alcuni lo Smart working è la nuova filosofia manageriale, secondo altri (più attenti ai costi fissi) un modo per diminuire le postazioni fisse così come fatto per esempio in Giappone o negli Usa, per altri ancora un fenomeno limitato a circa il 20% dei lavoratori europei e/o al 10% della popolazione lavorativa italiana (complice forse il fatto che in Italia la maggior parte delle aziende sono delle PMI).

Lo Smart working non è (solo) ‘smart office’

Se poi si guarda alle notizie, ai blog e a quanto molti dicono (anche all’interno delle aziende) circa il fatto che lo Smart working è spesso associato al lavoro da casa con lo smartphone, a me pare che sfugga un fatto importante. Perché il vero Smart working non è solo lo ‘smart office’, vale a dire un nuovo modo lavorare in wi-fi, senza scrivania fissa in ufficio o a casa (così da garantire una migliore conciliazione dei tempi di vita e lavoro). Per chi non l’avesse ancora capito, è bene ricordare infatti che Smart working è in primis l’uso (smart sigifica velocemente, abile o intelligente) di tutte le moderne tecnologie per aumentare la produttività aziendale tramite una migliore collaboration tra le persone e le organizzazioni alimentata da tool che permettono di lavorare in mobilità e attraverso una maggiore interazione digitale. Un aspetto questo non solo spinto dalle nuove tecnologie ma anche grazie alla crescente (e ormai inarrestabile) globalizzazione del business.

La nuova era del lavoratore subordinato

Ora, il fatto di avere una tecnologia in grado di dare ai manager una maggiore efficienza e a tutti i lavoratori una augmentation dei propri strumenti operativi (sia a livello informatico che di carattere spazio-temporale), significa introdurre un cambiamento culturale volto ad abbattere progressivamente gli usuali vincoli di dipendenza fra lavoratore e azienda. Non per nulla si parla comunemente di Smart working come strumento volto a introdurre – con l’autonomia gestionale – il lavoro per obiettivi dei dipendenti (il vecchio MBO oggi trasformato in Activity Based).

Su questo ‘new deal‘ bisogna però porre alcuni punti di attenzione: premesso che (sia chiaro) la conciliazione vita-lavoro è sicuramente un guadagno importante per tutti, bisogna però forse pensare che introdurre una prima forma di ‘libertà di lavoro’ può paradossalmente segnare l’inversione verso un mondo del lavoro fatto di lavoratori ‘tipici’ sempre più autonomi che di fatto, grazie alla nuova tecnologia, lavoreranno progressivamente sempre più in stile ‘smart-consulenziale’, quindi – a lungo andare – non più come subordinati, così come intendiamo oggi.

Non solo: lo Smart working potrebbe essere anche una soluzione volta a rendere psicologicamente meno pesante il gap tecnologico che ormai abbiamo con tool non umani ma AI-based. I nuovi algoritmi e agenti relazionali virtuali sono solo un esempio di come la lotta lavorativa fra uomo e macchina ha già un vincitore (e non si chiama di certo uomo). Questo significa che anche lo Smart working è un acceleratore della progressiva eliminazione dell’attuale concetto di lavoro subordinato? Io ritengo di sì. E la direzione (positiva) sarà quella che Bill Gates fra i tanti ha già preannunciato…

Per approfondire l’argomento, sul numero di Dicembre/Gennaio di Persone&Conoscenze è presente uno speciale dedicato allo Smart working dal titolo “Smart working e responsabilità, anche alle PMI piace il lavoro agile”, con il contributo di esperti (Federico Bianchi, Paola Salazar e Marco Chiesara), i progetti delle aziende (Centro Computer, Crédit Agricole, Microsoft Italia, Cameo, Gruppo Ferrovie dello Stato) e il parere dei fornitori (Rwa Consulting e Variazioni). Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434419). 

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