La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Tag: benessere

di Francesco Varanini

Il bello sembra avere spazio nel mondo dell’impresa solo se riferito al design dei prodotti, o in rari casi all’architettura dei luoghi.
Lo star bene, alla luce del taylorismo e del fordismo, è ridotto a ergonomia, studio delle posizioni del corpo più consone alla produttività. L’idea di bene comune è subordinata al primato del profitto. La complessiva idea del bene appare solo nel concetto di benessere, welfare.
Possiamo pensare a buon prodotto o buon processo. Ma l’utilitarismo, l’orientamento alla soddisfazione dei bisogni, ci appaiono in contrasto con la bontà. Eppure non si può pensare all’agire e al produrre, al lavorare senza tener conto del bello, del bene e del buono. Che –come ci mostra il latino– risalgono a una stessa, basilare idea. Bello: ‘carino’, diminutivo di buono. Bene: ‘in modo buono’. Buono: secondo l’etimo: ‘fornito di doni o virtù’.
Guardiamo ora all’inglese. Dalla stessa radice wel- wol-, il latino volgare volere, e in inglese will ‘to wish, desire, want’, e well, ‘in a satisfactory manner’. Di qui l’antico inglese wel faran. Faran: ‘progredire’, ‘andare avanti’, ‘viaggiare’. Ne resta traccia in wayfarer, ‘viandante’, seafarer, ‘marinaio’. E in fare: il verbo per ‘viaggiare’, e ‘vitto del viaggiatore’, ‘payment for passage’.Un’idea di spedizione, compagni di viaggio, bagaglio, provvista di cibo. Wel faran, welfare è dunque in origine il ‘buon viaggio’. Leggi tutto >

Possiamo declinare il tema del benessere secondo due angoli visuali differenti: la persona e l’ambiente di lavoro. Questo duplice approccio rappresenta un punto di forza e permette di affrontare a tutto tondo un aspetto che, anche di questi tempi, risulta essere fra le priorità in molte organizzazioni.

A testimoniare l’interesse per il benessere organizzativo, la folta presenza di aziende e addetti ai lavori ai nostri eventi di Milano e Bologna 2012, che hanno evidenziato quanto ancora ci sia da lavorare su quest’area. Ed è proprio in situazioni di crisi che l’Hr manager deve saper passare da una fase conservativa-difensiva a una propositiva, non solo per un aspetto ‘funzionale’ ma soprattutto ‘etico’.
Momenti di confronto fra aziende che condividono la stessa cura per il benessere organizzativo si sono rivelati estremamente proficui, in primo luogo perché favoriscono lo scambio di idee e consentono di cogliere spunti interessanti da poter rielaborare e calare all’interno del proprio contesto; inoltre, portano una ventata d’aria positiva, offrendo risalto a realtà e pratiche aziendali positive, belle e sane di diversi settori, che funzionano e vanno diffuse e, quindi, forniscono una carica di ottimismo a tutti i partecipanti. Leggi tutto >

A cura di
Livio Macchioro

Benessere organizzativo nel lavoro – Una definizione
“Per ‘benessere organizzativo’ (vale anche il corrispondente inglese ‘wellness’, ndr) si indicano tutte le misure volte a promuovere e tutelare il benessere fisico, sociale e psicologico di tutti i lavoratori.
Numerosi elementi concorrono al raggiungimento del benessere organizzativo: progresso di carriera, autonomia, responsabilità, riconoscimenti, soddisfazione; cooperazione, flessibilità, mobilità, sicurezza, fiducia.
I cambiamenti organizzativi e il clima di competizione sono spesso cause scatenanti di conflitti di ruolo, cattiva gestione risorse umane e non, insoddisfazione e demotivazione personale.
Fondamentale è l’impegno da parte non solo dei singoli lavoratori ma soprattutto dell’organizzazione aziendale di prevenire tali disagi e contrasti. Dare una definizione precisa di benessere lavorativo non è così semplice. Esso risulta essere combinazione di più elementi […] al fine di conseguire un comune obbiettivo di crescita e produttività.
I fattori che contribuiscono a minare la condizione di benessere negli ambienti e luoghi di lavoro sono principalmente la mancanza di organizzazione e programmazione del lavoro, la fatica, ritmi veloci, l’incertezza relativa al ruolo da svolgere, la mancanza di controllo del proprio lavoro, le richieste superiori alle proprie capacità, la cattiva strutturazione e vivibilità dei luoghi di lavoro; relazioni e comunicazione interpersonale, fattori di igiene del lavoro. La mancata realizzazione di una buona cooperazione tra singolo e organizzazione lavorativa può comportare numerosi problemi per entrambe le parti, di carattere economico e di carattere psicosomatico”. (Fonte Wikipedia). Leggi tutto >

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