La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Tag: cambiamento organizzativo

Riorganizzarsi e rinunciare alle gerarchie prestabilite, a volte, può essere una vera e propria esigenza. È quello che è successo a Dada, azienda italiana con 63,7 milioni di fatturato, che opera nel settore del software, offrendo soluzioni online per aziende, privati, sviluppatori e rivenditori. Il principio a cui si affidano è quello del keep it simple, ma a un certo punto, per loro, le cose non sono più state così semplici. “In un periodo relativamente breve siamo passati da essere una startup di poche persone a essere un’azienda con 400 lavoratori, una multinazionale con varie sedi in Europa anche grazie all’acquisizione di aziende sul mercato spagnolo, inglese, francese e portoghese”, spiega Marco Chiaverini, attualmente Business Unit Director, ma precedentemente alla guida del processo di riorganizzazione strutturale del gruppo nel ruolo di CTO: “Questo per noi ha introdotto una sfida dal punto di vista organizzativo”. Leggi tutto >

esseredigitale

Un’occasione per riflettere con docenti, esperti, responsabili risorse umane e fornitori di servizi, sul cambiamento dei ruoli, sul percorso da intraprendere per aiutare le persone a diventare esseri digitali e accompagnare le organizzazioni in un affascinante processo di cambiamento.

Persone&Conoscenze e Sviluppo&Organizzazione, le più importanti riviste italiane dedicate ai temi della gestione delle risorse umane e dell’organizzazione aziendale, presentano un evento dedicato al tema del cambiamento organizzativo e culturale delle aziende italiane di fronte alla digital economy. Leggi tutto >

deboli di empatia

Va di moda la leadership empatica, qualunque cosa l’espressione voglia dire: attenzione benevola, compassione partecipata, atteggiamento comprensivo, paternalismo illuminato, cameratismo, superamento dei limiti tracciati dalle differenze di ruolo, riconoscimento dell’altro come statuto sociale e di importanza offerto, buon umore, ecc.

Quando ci sono tante parole in gioco, e con sfumature così diverse, il senso equivoco che trascinano non può essere molto decisivo per orientare i comportamenti. Nascono così teorie improvvisate, come spesso tante altre nel menù manageriale up-to-date, che finiscono per screditare alla lunga anche le migliori intenzioni. Leggi tutto >

La conciliazione tra il lavoro e la vita continua ad essere un problema di difficile soluzione. Si riesce a conciliare se l’organizzazione consente, a chi lavora, margini di flessibilità. Ma la flessibilità ha un impatto sull’organizzazione del lavoro, per questo la faccenda si complica. L’azienda deve adottare nuove metriche di misurazione degli obiettivi e i capi, prima degli altri, devono adottare comportamenti che facilitino un cambiamento organizzativo. La questione è complessa (stiamo per pubblicare un manuale della collana ‘I quaderni di Sviluppo&Organizzazione’ dedicato al Cambiamento organizzativo) perché al cambiamento della modalità con la quale il dipendente eroga la propria prestazione deve fare da contraltare un cambio di atteggiamento di chi le organizzazioni le governa. Due ricercatrici del Massachussetts Institute of Technolgy hanno realizzato uno studio volto a evidenziare il livello di produttività delle persone rispetto a due modalità organizzative: una nella quale la flessibilità era concessa alle persone secondo la discrezionalità dei capi e un’altra che consentiva alle persone di organizzare la loro modalità purché venissero rispettati gli obiettivi. In questo secondo caso i capi erano stati ‘istruiti’: era loro dovere partecipare della vita dei dipendenti e mostrare comprensione e tolleranza nei confronti degli impegni familiari. Un alert sull’iPad ricordava loro la necessità di dare supporto alle persone. I risultati dello studio hanno evidenziato che i dipendenti dell’organizzazione ‘flessibile’ hanno raggiunto i loro obiettivi con la medesima puntualità e il loro attaccamento all’azienda era aumentato. L’esperimento ci dice, secondo me, due cose.
Innanzitutto che allontanare dalla nostra vita aziendale i problemi che abbiamo nel privato, non paga. In secondo luogo che è tempo ormai di considerare la flessibilità comeuno strumento per migliorare le performance di tutti. Non sono solo le donne ad avere necessità di trovare un equilibrio tra la famiglia e il lavoro: tutti in azienda hanno questa necessità, espressione di esigenze differenti secondo le fasce di età. I più giovani dovranno accudire i figli piccoli mentre la popolazione più matura avrà a carico i genitori anziani.
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