La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

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La rivoluzione digitale non ha un impatto sul solo comparto produttivo ma riguarda l’organizzazione interna delle imprese, che va cambiata. Il modello ford-taylorista non ha più ragione di essere applicato. L’organizzazione scientifica del lavoro è un testo scritto da Frederick Taylor nel 1911, nel pieno della Seconda Rivoluzione Industriale. Taylor inventa la catena di montaggio e il principio fondante è rappresentato dalla gerarchia. Le persone in fabbrica non devono pensare, l’operaio non deve interrogarsi sul senso di quel che sta facendo. Leggi tutto >

La pervasività delle tecnologie digitali all’interno delle imprese rende necessario un ripensamento delle dinamiche dell’organizzazione. Alle aziende è richiesto uno sforzo per riuscire a coniugare l’automazione digitale con l’intelligenza umana. Molte professioni tradizionali sono destinate a scomparire, ma allo stesso tempo si affermeranno nuovi mestieri.

La progettazione dei nuovi ruoli lavorativi è stato il tema al centro del terzo appuntamento del ciclo di incontri de L’organizzazione oltre la strategia, tenutosi a Milano il 13 febbraio 2019, promosso dalla casa editrice ESTE e dalla rivista Sviluppo&Organizzazione. Nel corso dell’evento sono intervenuti numerosi manager di aziende, i quali si sono confrontati sul tema del design organizzativo e hanno condiviso la loro visione. Leggi tutto >

Organigramma potere azienda

C’è sempre un dio dove c’è da mettere ordine nelle cose. Le organizzazioni, che per natura mettono insieme tante cose, non fanno eccezione: il dio che sovrintende a queste strutture e ai compiti che le governano, l’insieme di regole, di uomini e di posizioni, è proprio quello che chiamiamo “potere”.

Un dio, di per sé, né benevolo né insofferente, semplicemente consegnato via via nelle mani di quelli che sono chiamati a interpretarlo, così che la sua funzione potrebbe essere considerata persino neutrale rispetto ai compiti che si trova affidati, se non fosse che il suo esercizio non prevede quasi mai interpreti imparziali.

Nato come regolatore di equilibri e di buone relazioni, con l’obiettivo di favorire convivenze altrimenti difficoltose, nei fatti il potere prima si adegua e poi ristruttura i contesti in cui opera in modo da garantire la propria continuità.

“Permanere” è la sua condizione originaria, che viene venduta, in un primo momento, come indispensabile a quanti si affidano alle sue arti, a tutela di una durata nel tempo in grado di rassicurare rispetto ai rischi di confusione che il mondo alimenta, e poi consolidata come monumento per cui richiedere tributi di obbedienza senza alternative.

Dal momento che la sua sostanza prende forma dalla posizione occupata, emigrando facilmente dalla condizione originaria di servizio a quella di controllo, nessun potere tollera di essere discusso “per il solo fatto di esistere” e la sua esistenza, che si legittima in prima battuta per il fatto di essere lì, in quel posto, con quel ruolo e quelle funzioni, scopre poi tutti i vantaggi di poter dettare in autonomia le regole del gioco, rendendosi indispensabile e non discutibile.

La rappresentazione iconica dell’organigramma

Per funzionare il potere ha soprattutto bisogno di coltivare le differenze e la distanza: perché uno comandi bisogna che ci sia qualcuno disposto a obbedire e questo diviene possibile quanto più il potere

si colloca in alto Leggi tutto >

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