La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

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Infortuni e malattie professionali legati allo Smart working sono stati un’incognita per le organizzazioni che hanno promosso il lavoro agile in azienda. A fare chiarezza ci ha pensato l’Inail, a distanza di quasi sei mesi dalla Legge 81. Il 2 novembre 2017, infatti, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ha emanato la Circolare 48 contenente le prime indicazioni operative sulla gestione del personale che svolge la propria prestazione al di fuori dei locali aziendali in applicazione delle norme sul lavoro agile disciplinato dagli articoli 18 e seguenti della Legge 81 del 2017. Leggi tutto >

Molti lo confondono con il telelavoro, ma così non è. Lo smart working è in effetti un approccio innovativo all’organizzazione del lavoro, che si contraddistingue per parametri quali la flessibilità e l’autonomia nella scelta di spazi, orari e strumenti e che prevede una valutazione delle performance sulla base dei risultati raggiunti. Un modello che pare trovare sempre più spazio nelle nostre organizzazioni, come dimostra l’interesse di tante aziende e pubbliche amministrazioni e come attestato dall’impegno istituzionale che si concretizza nella riflessione su una eventuale normativa in materia e nella promozione di alcune iniziative volte alla sensibilizzazione (la Giornata del lavoro agile ne è un esempio).
Certo è che, per essere efficace, al di là dei necessari aggiustamenti normativi e delle innovazioni tecnologiche a supporto, le iniziative di smart working devono integrarsi nella cultura aziendale, facendosi promotrici di un cambiamento radicale dei processi manageriali.
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di Michele Ciceri
Il D.lgs 81/2008 (e le norme collegate), che dal 1° gennaio 2011 obbliga i datori di lavoro a valutare il rischio di stress lavoro-correlato, è un’opportunità di crescita per le organizzazioni a ogni livello.

In un ufficio dove si sta bene si vive meglio. Si lavora meglio. E si produce di più. Nei luoghi di lavoro passiamo una buona parte della nostra vita –come dimenticarsene?– e le malattie professionali gravano sulla spesa pubblica.
Il ben-essere nei luoghi di lavoro non è una questione privata impresa-lavoratore. È, piuttosto, un tema socialmente rilevante. Non per niente la legge dello Stato se ne occupa –colmando negli ultimi tre anni il ritardo accumulato– con una serie di norme abbastanza precise. Il punto di riferimento dal 2008 è il decreto legislativo 81 –Testo Unico sulla Sicurezza e sulla Salute delle Lavoratrici e dei Lavoratori– in base al quale (e alle successive modifiche apportate dal d.lgs 106/2009) la valutazione del rischio nei luoghi di lavoro è obbligatoria e lo è anche, come recita l’articolo 28 del decreto, la redazione del Documento Valutazione Rischi (DVR) da compilarsi a cura del datore di lavoro in collaborazione con il ‘medico competente’.
I rischi di cui parla la legge sono quelli ‘tradizionalmente’ legati all’ambiente fisico –indipendentemente dal fatto che l’oggetto dell’analisi sia un ufficio o un’officina– ma anche quelli più ‘moderni’ dello stress lavoro-correlato, che il Dlgs pone sullo stesso piano degli altri e che dal 1° gennaio 2011 è fatto obbligo di valutare. L’ambiente ufficio non è immune da rischi per la salute fisica e mentale dei lavoratori. Valutare questi rischi e porre rimedio agli eventuali problemi riscontrati è un obbligo ma anche un’occasione per le imprese. Il risultato sarà infatti un ufficio più efficiente, cosa non da poco in uno scenario dove le persone, con il proprio patrimonio di conoscenza, diventano sempre più importanti. Leggi tutto >

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