La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

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Nel giro di poco più di un decennio la sostenibilità ha trasformato il modo stesso di intendere il business e l’economia ed è entrata nell’agenda politica oltre che nella strategia di tante organizzazioni.

Numerose le aree che sono state investite, sia nel pubblico sia nel privato: dal cambiamento nel linguaggio ai mutamenti negli stili di vita e di consumo; dai fattori che influenzano il mercato a leggi e regolamenti che ridisegnano le regole del gioco. Leggi tutto >

La crisi fiscale dello Stato e l’allargarsi della forbice tra risorse disponibili e ampliamento della gamma dei bisogni sociali hanno palesato il carattere entropico della crisi del welfare state tradizionale, di tipo redistributivo e occupazionale. Un sistema che è sempre più minato da squilibri riguardanti i diversi capitoli di welfare e le differenti situazioni occupazionali, tanto da non riuscire più a svolgere quel ruolo di sostegno per cui era nato.
Sempre più spesso si sviluppano programmi di protezione e investimenti sociali a finanziamento non pubblico. Tali esperienze – di ‘secondo welfare’coinvolgono una vasta gamma di attori economici e sociali – imprese, sindacati, enti locali, organizzazioni del terzo settore –, che si affiancano agli enti pubblici nel rispondere agli emergenti bisogni sociali dei cittadini.

Il welfare aziendale, che nasce dalla presa di coscienza della responsabilità sociale delle aziende nei confronti dei territori in cui operano, si inserisce appieno nel concetto di secondo welfare integrativo. Non si tratta tanto di sostituire la spesa pubblica con quella privata, quanto di mettere a disposizione risorse aggiuntive per rispondere all’aumentare dei cosiddetti ‘rischi sociali’. In questo, le aziende possono fare la differenza.
Le esperienze maturate nel nostro Paese sono tante: dalle iniziative di conciliazione vita-lavoro ai piani strutturati di flexible benefit fino al welfare ‘di rete’, volto a sostenere lo sviluppo del territorio come insieme di risorse naturali e di capitale umano. Tuttavia rimangono aperti alcuni interrogativi. Come diffondere una cultura del welfare nelle aziende? Come rispondere alle esigenze di una popolazione aziendale vasta, dunque portatrice di bisogni differenti? Come sviluppare un piano di welfare competitivo e innovativo rispetto ai servizi offerti e in linea con il benessere delle persone nelle organizzazioni? Come, infine, si può fare welfare anche nelle PMI?
Con l’aiuto di accademici ed esperti, aziende e alcuni principali attori del mercato, abbiamo cercato di rispondere a queste domande all’evento bolognese dello scorso 24 giugno Welfare Aziendale: ottimizzare il costo del lavoro migliorando il clima aziendale, promosso dalla rivista Sviluppo&Organizzazione.

Il welfare nel territorio: l’unione fa la forza

“Viviamo in una società dell’accelerazione – apre Riccardo Prandini, Professore Ordinario di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi dell’Università di Bologna –; per poter cogliere tutte le opportunità che questo assetto ci offre è necessario saper essere locali e porre attenzione al territorio. Ma del territorio non può occuparsi una sola agenzia (che sia lo Stato, la Regione o l’Ente locale). Perché sia reso accogliente, così che tutti ne possano beneficiare, serve la collaborazione di più attori sociali; pubblici e privati. Ecco allora che non parliamo più di welfare state, ma di ‘welfare society’, all’interno della quale a giocare un ruolo importante sono proprio le nostre aziende. Si conia, a tal proposito, il concetto di corporate citizenship e si comincia a concepire l’azienda come ‘erogatore di benessere’.”
Ad agevolare la generazione di un territorio come frutto della sommatoria di più addendi è la condivisione del valore, che si può ottenere mediante lo strumento della rete.

“Le reti – approfondisceGiovanni Scansani, Direttore GeneralediWelfare Company – sono, da sempre, un modo per mettere in comune idee, saperi e risorse; molto utili, dunque, per portare il welfare nel territorio ed estenderlo anche alle piccole e medie imprese, che spesso faticano ad attuare questo tipo di politiche.”
Dati recenti parlano di 2.000 contratti di rete stipulati a oggi, 10.000 aziende e 81.000 dipendenti coinvolti, con ben 581 reti nate dall’inizio del 2015 nel territorio nazionale.
“Il format della rete – continua Scansani –, come dimostrano il caso di Giunca nella provincia di Varese e il progetto WelfareNet a Padova, è solo uno dei possibili. Altra esperienza è quella che si realizza grazie all’intervento di un provider – come Welfare Company per il progetto MyCard –, capace di aggregare la domanda e di coordinare l’offerta dei beni e dei servizi di welfare aziendale, all’interno di una rete cosiddetta ‘informale’. In altri casi, è la stessa associazione datoriale a incarnare il ruolo di provider, concependo un programma per le imprese associate e offrendolo alle stesse, in presenza o meno di accordi territoriali con le Organizzazioni Sindacali. La cabina di regia è l’esempio massimo di rete, come dimostra il progetto di Confindustria Prato insieme ai sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, per la realizzazione di un welfare ‘distrettuale’, che coinvolge anche i lavoratori in mobilità e i disoccupati. Tale iniziativa, riducendo la forbice tra insider e outsider, svolge davvero una funzione integrativa del welfare pubblico.”

Altro esempio è il progetto Welfa-Re di Unindustria Reggio Emilia, rivolto alle 1.000 aziende associate, per lo più piccole e medie. “Il progetto è nato nel 2014 – racconta

Giusi Speziale Leggi tutto >

di Luciano Padrone, Country Manager Italia di Lamb Weston Mejier

 

Lo sviluppo sostenibile, come forma di sviluppo economico compatibile con la salvaguardia dell’ambiente, è sempre più un argomento di grande attualità. L’uso di una risorsa naturale è infatti sostenibile quando il prelievo della stessa non supera la sua capacità di rigenerazione, e dunque il concetto di sostenibilità è strettamente legato al concetto di limite di uso delle risorse naturali.
L’argomento è particolarmente sentito dai giovani. Da uno studio condotto da Astra Ricerche per Comieco – Consorzio Nazionale per la raccolta e il riciclo degli imballaggi – è infatti emerso che i giovani italiani, tra i 16 e i 19 anni, si preoccupano per l’ambiente e sono pronti ad adottare comportamenti più sostenibili per tutelarlo; l’81% degli intervistati si dice preoccupato per l’ambiente riferendosi alla situazione dell’intero pianeta.
Di sostenibilità ambientale si sta parlando molto anche grazie a Expo 2015, il cui tema è Nutrire il pianeta, energia per la vita, che pone l’accento su come trovare un equilibrio tra disponibilità e consumo delle risorse. Una dimostrazione di come sia difficile gestire il consumo responsabile la sta già dando il padiglione della Svizzera a Expo: a fronte di un numero limitato di generi alimentari a disposizione dei visitatori (come simbolo delle risorse limitate del pianeta) dopo nemmeno un mese di manifestazione è già stato dimostrato che queste non basteranno per tutti. Il messaggio che emerge è chiaro: se si utilizzano o sprecano risorse in quantità elevata si mette in difficoltà chi verrà dopo di noi.
Non solo quindi i singoli, ma anche le aziende, devono diventare consapevoli del fatto che le risorse del pianeta sono limitate ed è necessario creare valore condiviso.
Negli ultimi dieci anni le aziende si sono dimostrate sempre più attente alle tematiche della responsabilità sociale d’impresa e della sostenibilità. Quelle più innovative hanno capito che seguire pratiche eco-sostenibili non significa solo essere responsabili nei confronti dell’ambiente, ma si traduce in un aumento dei profitti e in un miglioramento del business.
In particolare, dal 2008, Lamb Weston-Meijer, azienda specializzata nella lavorazione delle patate, ha dato il via al proprio programma di sostenibilità con una roadmap al 2020, i cui obiettivi sono di ridurre del 50% il consumo di acqua per tonnellata di prodotto finito, del 30% il consumo di energia e aumentare del 10% l’utilizzo di patate, minimizzando i prodotti secondari e il flusso degli scarti.
L’approccio alla sostenibilità dell’azienda si concentra su sei aree specifiche che sono strettamente collegate alle attività principali, ossia: acqua, energia ed emissioni, patate e scarti, dipendenti, sicurezza e qualità alimentare, nutrizione e salute.
Lamb Weston-Meijer ha compiuto progressi concreti verso la realizzazione degli obiettivi di sostenibilità al 2020. Ad esempio, rispetto allo stato iniziale del 2008, ogni anno si risparmia l’acqua di 114 piscine olimpioniche e l’energia utilizzata da 11.000 abitazioni olandesi, inoltre si consumano 51.600 tonnellate di patate in meno per realizzare lo stesso prodotto finito, con un notevole aumento della resa nell’utilizzo delle patate.
Sono stati anche ridotti a zero i rifiuti da discarica. Attualmente il 99,7% dei prodotti secondari e dei flussi di scarico, pari a 300.000 tonnellate di materiali prevalentemente a base di patate, trova un impiego utile. Per friggere vengono utilizzati oli più sani, meno sale e sono state introdotte alcune innovazioni che contribuiscono a realizzare un prodotto in grado di soddisfare le attuali tendenze alimentari a livello internazionale.
Rispetto agli obiettivi iniziali del 2008, si è registrata quindi una riduzione annua del 7% (o 285 milioni di litri) del consumo diretto di acqua, una riduzione annua del 21% del consumo diretto di energia e un aumento annuo del 4,3% della resa nell’utilizzo di patate. Questi risultati dimostrano chiaramente che l’azienda è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità al 2020.
Affinché il nostro settore sia veramente sostenibile, dobbiamo concentrarci sulla filiera complessiva. Per questo operiamo sempre creando valore condiviso. Per fare in modo che, a lungo termine, la nostra azienda si distingua sotto il profilo della sostenibilità, dobbiamo collaborare con vari soggetti secondo diverse modalità. Crediamo che la sostenibilità sia un imperativo aziendale e una parte essenziale della modalità con cui svolgiamo l’attività. Riteniamo che sia nostra responsabilità ricoprire un ruolo attivo e di riferimento per lo sviluppo sostenibile nel settore industriale in cui operiamo.

Il rapporto completo è disponibile all’indirizzo:

www.lambweston-sustainable.com Leggi tutto >

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