La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Welfare Index 2018, PMI sempre più attente al benessere (e alla produttività)

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CoMac, che realizza impianti di imbottigliamento e imbustamento a Bonate di Sotto in provincia di Bergamo, è piena di misure ‘salva tempo’ per i dipendenti, come la possibilità di fare la spesa o di farsi lavare e stirare i vestiti in azienda o la doggy bag per portarsi a casa per cena quel che a pranzo offre la mensa. “Le cose non si comprano con il denaro, ma con il tempo che impieghiamo a produrre denaro. Noi abbiamo voluto dare ai nostri collaboratori più tempo per fare quello che vogliono. È un modo per mantenere in azienda le persone migliori, quelle al top della catena del valore”, dice l’Amministratore Giorgio Donadoni.

D’estate, per i dipendenti del Gruppo Società Gas di Rimini la giornata lavorativa dura meno, grazie a una compressione della pausa pranzo, così magari si può finire il pomeriggio al mare in Riviera. Da qualche anno hanno anche un ‘facilitatore aziendale’, che per conto loro va a pagare le bollette alle Poste, a ritirare medicine in farmacia o a fare la spesa. “Sono iniziative con esternalità positive, semplificano la vita a tutta la famiglia e per questo sono particolarmente apprezzate”,ha sottolineato il Vicedirettore Generale Denis Diotallevi.

Europea Microfusioni Aerospaziali Spa ha messo in rete una quindicina di imprese avellinesi in un progetto di cooperazione produttiva e tecnologica, trasformato poi anche in un aggregatore di servizi di welfare: dall’assistenza sanitaria integrativa alla mensa, dagli asili nido al servizio navetta per i tutti i lavoratori. “Ci siamo fatti portatori di cose belle, come può essere un’occasione di business, ma anche l’attenzione ai collaboratori, che sono gli autori del nostro successo”, ha spiegato il Presidente e Amministratore Delegato Otello Natale.

Sono buoni esempi di welfare aziendale tra i tanti premiati il 10 aprile 2018 a Roma in occasione della presentazione del Rapporto Welfare Index PMI 2018, promosso da Generali Italia con la partecipazione di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni. L’indagine ha coinvolto per questa edizione oltre 4mila PMI tra Industria, Commercio, Servizi, Agricoltura, Artigianato, Studi professionali e Terzo Settore, 38 di queste si sono qualificate come Welfare Champions, aggiudicandosi il rating massimo di 5W. Significa che hanno messo in atto iniziative di forte intensità in almeno otto aree di intervento su 12, tra previdenza integrativa, sanità integrativa, servizi di assistenza, polizze assicurative, conciliazione vita lavoro e tutela delle pari opportunità, sostegno economico, formazione per i dipendenti, sostegno all’istruzione di figli e familiari, cultura, ricreazione, tempo libero, sostegno dei soggetti deboli e integrazione sociale, sicurezza e prevenzione incendi, welfare allargato al territorio e alla comunità.

Welfare aziendale in forte crescita all’interno delle PMI

Il Rapporto 2018 conferma il trend positivo del welfare aziendale nelle PMI italiane. Negli ultimi tre anni, quelle considerate “molto attive”, cioè con azioni in almeno sei di quelle aree, sono raddoppiate dal 7,2% al 14,3%, quelle “attive” in almeno quattro aree sono passate dal 25,5% al 41,2%. Tra gli obiettivi indicati come priorità, ci sono il clima aziendale (42,1%) e, sempre più, anche la produttività (29,2%). Gli intervistati hanno già visto risultati su entrambi i fronti: per il 44,3% i collaboratori sono più soddisfatti, per il 35,6% la produttività è aumentata. “Tra gli imprenditori è molto maturata la consapevolezza che il welfare aziendale può essere una leva importante di politica aziendale. A questo si unisce la consapevolezza che i lavoratori devono essere coinvolti perché queste iniziative abbiano successo”, ha sottolineato Enea Dallaglio, Amministratore Delegato di Innovation Team, che ha curato il WIPMI 2018.

Il tasso di iniziativa è forte e in aumento in tre aree: salute e assistenza (42%), cioè soprattutto sanità complementare, ma anche servizi di prevenzione, cura e assistenza; conciliazione vita e lavoro (59,4%), quindi flessibilità, sostegno alla genitorialità e altre facilitazioni e misure; giovani, formazione e sostegno alla mobilità sociale (38,2%), che comprende formazione specialistica, extraprofessionale e istruzione di figli e familiari. “In un momento in cui le fragilità aumentano e il welfare pubblico arretra, il welfare aziendale risponde ai bisogni emergenti”, ha spiegato Dallaglio. E non a caso quelle tre aree sono state indicate dagli imprenditori come priorità per i prossimi tre-cinque anni.

I fattori di successo del welfare aziendale? “Il primo è sicuramente la conoscenza, che complessivamente è ancora scarsa: solo il 24% ha conoscenze abbastanza dettagliate da poter intraprendere iniziative. Di lì parte un circolo virtuoso che fa crescere le azioni e il coinvolgimento dei lavoratori, quindi il gradimento, che si trasforma in risultati per azienda. Questo spinge le PMI anche a fare rete, alleandosi con altre imprese per favorire lo sviluppo di queste iniziative e aderire a servizi comuni sui territori”. Un passaggio fondamentale, quest’ultimo, per colmare il gap rispetto alle grandi realtà che hanno più risorse e più conoscenza per fare welfare: tra le microimprese quelle molto attive sono solo il 10,1%, tra le medio-grandi si arriva al 63,7%.

Imprese e associazioni unite per il benessere dei lavoratori

Per Carlo Robiglio, Presidente della Piccola Industria di Confindustria, “le imprese sono sempre più consapevoli del proprio ruolo sociale, anche in un’ottica di restituzione al territorio nel quale sono cresciute, vogliono mettere al centro i collaboratori e rispondere ai loro bisogni. Li vedono non solo come lavoratori, ma come persone a tutto tondo e di qui viene l’attenzione a temi come la conciliazione, l’assistenza per i carichi di cura e l’education in senso lato”. Un’attenzione che secondo il Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti è riscontrabile ormai anche nei campi: “Troppo spesso si parla del lavoro agricolo in termini di sfruttamento, invece tante imprese investono sulla sostenibilità del lavoro e per migliorare le condizione dei lavoratori, per esempio con i nidi aziendali o facendosi carico degli spostamenti tra città e campagne. Senza contare l’agricoltura sociale, attiva nell’inserimento di soggetti svantaggiati”.

Gli artigiani fanno welfare di comunità, stanno creando piattaforme di welfare comuni applicando la stessa logica dei distretti. Avviene quasi spontaneamente, per vicinanza tra imprese, nelle nostre realtà è automatico anche essere vicini a bisogni di lavoratori, perché si lavora gomito a gomito. Serve però più assistenza e informazione e in questo i nostri sportelli stanno facendo un grande sforzo” ha sottolineato Cesare Fumagalli, Segretario Generale di Confartigianato. In prima linea anche Confprofessioni: “Il 90% dei dipendenti di studi professionali sono donne, così come tante professioniste, quindi la conciliazione tra vita e lavoro e le risposte ai loro bisogni sono entrate prepotentemente nella contrattazione e hanno visto un moltiplicarsi di iniziative”, ha ricordato il Presidente Gaetano Stella.

Guardare ai buoni esempi e al futuro

Generali nasce con il welfare, la nostra missione è migliorare la vita delle persone con la prevenzione e la comprensione e la copertura del rischio”, ha voluto evidenziare Marco Sesana, Country Manager e Amministratore delegato di Generali Italia. “Questo ci ha portato a sviluppare un’offerta di eccellenza per tutti i nostri 8mila dipendenti, che comprende per esempio check up sulla condizione psicofisica, i servizi di lavanderia e asilo nido o lo Smart working, che è anche un modo per iniziare a ragionare finalmente per obiettivi e risultati. Siamo partiti da qui, ma poi ci siamo chiesti cosa succederebbe su anche le PMI, che impiegano l’80% degli italiani, facessero welfare aziendale. Come potrebbe migliorare la vita di milioni di persone? Cosa sta già funzionando? Come si evolve il settore? La risposta è nei dati e nei tanti buoni esempi del Welfare Index, storie che devono diffondersi, in questo caso più si copia, meglio è”.

“Guardiamo al futuro, a chi verrà dopo di noi, come il contadino che pianta un albero da frutto”, è stato il commento del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti.  “C’è stato un impegno pubblico, con la defiscalizzazione, ma anche una grande iniziativa da parte delle imprese, dei rappresentanti di imprese e delle organizzazioni dei lavoratori, il welfare aziendale ha creato offerte che rispondono ai bisogni e favoriscono il dialogo anche nelle PMI. È importante perché si riferisce a tutta la comunità, cresce con l’esempio, con il passaparola, l’attivismo e finisce per coinvolgere anche le pubbliche amministrazioni. Ora credo che sia fondamentale dare prospettiva a tutte queste iniziative, con interventi di lungo respiro, non legati a questa o a quella legge di Bilancio, ma che consentano di fare programmazione e creare nuovi modelli organizzativi e culturali nelle imprese”.

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