La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Wellfeel, le molte sfaccettature del benessere

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Etica, territorio, trasparenza, co-pregettazione, co-creazione sono tutti i sinonimi di benessere che sono emersi a Wellfeel, Benessere organizzativo e welfare aziendale, il convegno che la casa editrice ESTE ha deciso di dedicare al tema.

LEGGI L’APPROFONDIMENTO SULLA PRIMA GIORNATA DI WELLFEEL

Far parte di un’organizzazione che ha a cuore la cura del benessere può essere ‘un’arma di difesa’ per le persone costrette a vivere in una società dove negli ultimi anni i crescenti vincoli di bilancio hanno impedito la crescita della spesa sociale, influenzando lo sviluppo del welfare pubblico, divenuto ormai incapace di rispondere ai nuovi bisogni sociali.

Franca Maino, Direttore del laboratorio Secondo welfare, parla per questo di “nuovi rischi”, come precarietà lavorativa, esclusione sociale, difficoltà a conciliare famiglia e lavoro, e sempre più non autosufficienza: “Il nostro Paese è caratterizzato da elevati tassi di invecchiamento e da una bassa natalità. È quindi necessario, oltre che urgente, ripensare il sistema di welfare e parallelamente interrogarsi se il welfare aziendale può fornire risposte a queste sfide”.

Il ruolo dei provider di welfare

Il benessere, inoltre, come sostiene Valentina Pellegrini, Vice Presidente di Pellegrini Spa, può essere una leva per l’innovazione.  Uno strumento quindi per guardare al futuro, come sostenuto da Maurizio Tosi, coordinatore del welfare aziendale di Michelin, Demis Diotallevi, CFO e Deputy CEO di Gruppo Società Gas RiminiMartina Tombari, Responsabile welfare di Gruppo Cooperativo Cgm. Temi affrontati anche su Vita, di cui Riccardo Bonacina è Direttore Responsabile.

È indubbio che il mercato del welfare aziendale si è sviluppato in questi anni anche grazie al crescente ruolo dei provider: società che offrono servizi alle aziende agevolando l’introduzione e la gestione dei piani di welfare, come ha ricordato Luca Pesenti, Ricercatore di sociologia generale nella facoltà di scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Tra questi c’è WellWork, rappresentato a Wellfeel da Gianluca Brizio, rappresentante di uno dei player di welfare: “Il piano di welfare aziendale riguarda la gestione dei premi che il lavoratore riceve dall’impresa come retribuzione supplementare a quella ordinaria e si basa su una cultura fondata sul principio del benessere al lavoro“. I benefici di tale strumento, sostiene Brizio, sono molteplici: dal miglioramento dell’ambiente lavorativo all’aumento della produttività dell’impresa, dal benessere dei dipendenti fino ai vantaggi fiscali.

I nuovi modelli organizzativi ‘generati’ dal welfare

Il risultato di questo cambiamento che è prima di tutto culturale è la creazione di nuovi modelli di governance come testimoniato da Massimo Luksch, Human Resources Director di Volvo Italia e Katia Sagrafena, co-Founder e Direttrice del personale di Vetrya. 

Le aziende, inoltre, devono ricordare che il benessere è sì uno ‘stato mentale’, ma passa anche e forse soprattutto da un buono stato di salute che va preservato e tutelato. Spesso invece le persone si trovano a dovere affrontare malattie o incidenti ed è allora che serve tanta forza d’animo, motivazione e sostegno dell’ecosistema per gettare il cuore oltre l’ostacolo. È quello che insegna Fabrizio Macchi, atleta, coach e imprenditore.

Passare dalle parole ai fatti non è facile, ma ci sono delle aziende che sono state in grado di portare progetti di benessere in azienda è il caso di Ecornaturasì, rappresentata da Franco Taglienti, Responsabile welfare, Oerlikon Graziano di cui ha raccontato Adriano Caponetto, Head of Human Resources Emear e Unicredit i cui progetti  sono stati illustrati Monica Carta, Head of international social dialogue, welfare e people care.

Bisogna avere un approccio evoluto nei confronti del benessere, attraverso pratiche che mettano in movimento il corpo e la mente e in modo da attivare effetti positivi che si ripercuotono positivamente sulla dinamiche fisiche e psicologiche dell’individuo e quindi dei team. Ed è quello che fa Natked.

Il welfare non è solo benessere

Il tema del welfare, strumento e presupposto del benessere in azienda, può essere ‘sviscerato’ in numerosi fattori che convivono sotto uno stesso cappello. Uno di questi è la contrattazione perché l’adozione dei piani di welfare passa obbligatoriamente per la mediazione con i sindacati che non sempre vedono di buon occhio iniziative in tal senso. Ecco perché diventa urgente costruire un nuovo modello di relazioni industriali.

Ne hanno parlato Armando Tursi, avvocato lavorista e professore ordinario di diritto del lavoro all’Università degli Studi di MilanoPaola Gilardoni, segretario di Cisl Lombardia, Stefano Passerini, Responsabile area sindacale di Assolombarda, Filippo Villa, HR industrial relations & employees service di Whirlpool.

Altro tema, sicuramente innovativo, è l’utilizzo dei dati. Il welfare aziendale può essere, infatti, una fonte nuova di dati. All’introduzione di piani di benessere per i dipendenti, il Direttore del Personale può accompagnare la costante analisi dell’utilizzo dei servizi messi a disposizione, fotografando in maniera veritiera e puntuale i bisogni espressi dai collaboratori e formulare strategie mirate e utili per la conciliazione vita-lavoro di una forza lavoro eterogenea.

È quanto emerso delle testimonianze di Paolo Gardenghi, Responsabile area welfare aziendale di Day Welfare, Andrea Biancini, Direttore risorse umane di Reti spa, Pasquale Cormio, Responsabile sviluppo risorse umane di Gruppo Helvetia Italia, Alessandro Ruberti, Blockchain e Data scientist, Marco Bianco, Direttore del personale di Univeristà Cattolica del Sacro Cuore.

Ma welfare aziendale significa anche partecipazione e di recente il Legislatore è intervenuto in tal senso prevedendo sgravi fiscali per le imprese che coinvolgono i dipendenti nella gestione aziendale. Ma cosa vuol dire partecipare? Significa anche sentirsi parte di un organismo, condividerne risultati e momenti di crisi, in uno scambio reciproco di valore. Lo hanno spiegato Giovanni Scansani, Amministratore unico e co-Founder di Valore welfareStefano Peverelli, Responsabile produzione e pubbliche relazioni di Peverelli, Pasquale Del Buono, Industrial e employee relations manager di Federazione Bcc Emilia RomagnaRoberto Ferrari, Partner di Ismo e curatore del volume Partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa.

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