La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Autore: Francesco Donato Perillo

Azienda colleghi risorse umane

Il ‘ben-essere’ non è il benessere. Tra la parola composta e il sostantivo oggi più abusato, e volentieri espresso in business english con il termine “wellbeing”, intercorre la stessa differenza che c’è tra essere e avere. Sì, perché lo star bene all’interno di un’organizzazione è uno stato della mente, un modo felice di vivere il proprio lavoro e la relazione con il contesto in cui si svolge. Leggi tutto >

dignità

Erano trascorsi ormai più di due mesi da quando l’ennesima modifica organizzativa del Gruppo mi aveva lasciato sospeso, cancellando la mia posizione e mettendomi in attesa di un nuovo incarico. Qualcuno aveva usato il termine ‘a disposizione’ presso la Corporate. Ma le parole in ‘aziendalese’ hanno quasi sempre un significato ambiguo.

Più il tempo passava, più la verità prendeva la forma dei miei dubbi: da una parte di me non sapevano che farsene, dall’altra non potevano darmi il benservito come un bell’abito da dismettere, dopo averlo usato per lustri con comodità e orgoglio. ‘A disposizione’ significava dunque questo. E si concretizzava in un susseguirsi di giornate interminabili trascorse nel palazzo di cristallo, vagando nei corridoi o in qualche sala riunioni vuota. Leggi tutto >

robot

Il mantra della centralità della persona in azienda sembra svuotarsi di contenuti e di credibilità davanti a uno scenario prossimo venturo, ma già chiaramente spalancato ai nostri occhi, fatto di interazione tra uomini, processi basati sull’elaborazione di una mole impressionante di dati esausti, macchine interconnesse e sempre più intelligenti. Organizzazioni fluide in cui si coniuga­no ‘impermanenza’ delle professionalità e volatilità delle collaborazioni.

Le modalità stesse in cui si esprimeranno la formazione e la gestione delle persone richiedono un ripensamento e una revisione critica. A partire forse dal termine stesso di “risorsa umana”, soprattutto se “risorsa” è parola che richiama la sorgente (source in lingua inglese) della ge­nerazione del valore e non il ‘liquido’ che ne scaturisce.

Il punto è che il sistema della formazione e le profes­sionalità non riescono a tenere il passo in uno scenario caratterizzato proprio dalla liquidità nell’uso della forza lavoro e dalla volatilità delle competenze operative.

Ci troviamo di fronte a un vero paradosso: l’era della tra­sformazione digitale richiederebbe più intelligenze, ma in Italia il numero di laureati, soprattutto nelle discipline tecnico-scientifiche, è inferiore alla media europea e di gran lunga più basso di quello dei Paesi avanzati. Assi­stiamo inermi “a un’emigrazione di giovani laureati che non ha precedenti, a un differenziale salariale tra laure­ati e non laureati che si restringe, un’alta percentuale di laureati che sono sovra-istruiti rispetto al lavoro svolto”, come denuncia il Rapporto scenari industriali di Confin­dustria. Non servirà dunque una preparazione superiore per operare nelle aziende digitali?

Robot contro umani

Eppure dovremo presto fare i conti con il portato più va­sto della quarta rivoluzione industriale:

l’avvento delle macchine intelligenti ad alto grado di sostituzione del lavoro umano Leggi tutto >

Cucinelli Solomeo capitalismo umanistico

Nel parco della bellezza di Brunello Cucinelli, a Solomeo in provincia di Perugia, tra 100 ettari di orti, frutteti, olivi e vigneti, in antiche strutture restaurate con il rigoroso rispetto dei materiali, vi lavorano in 1.000. Altri 1.700 sono sparsi all’estero e 3mila nei 300 laboratori esterni. Nel 2017 l’azienda ha chiuso con 507 milioni di utile.

Solomeo è realtà industriale, non è un esperimento. A differenza di quello realizzato dai Borboni alla fine del Settecento a San Leucio in provincia di Caserta: in un Mezzogiorno lacerato dalla miseria e dalle pesanti condizioni sociali in città come nella campagna, ai lavoratori della seteria fu assegnata una casa all’interno della fabbrica e assicurata l’istruzione gratuita dei figli. Un esempio rimasto isolato, sopraffatto dalla forza dirompente del capitalismo industriale.

Bruno Cucinelli ha festeggiato di recente i suoi 65 anni e i 36 dell’azienda nata nel 1982 nel borgo del 1361: un’impresa di successo, che ha fatto del cashmere un’arte, riuscendo a coniugare saggezza artigiana, filosofia e profitto in una realtà forse unica al mondo: la metafora perfetta di un capitalismo umanistico, quasi la favola bella di un altro mondo possibile.

Al cuore, motore di tutto, c’è un

imprenditore concreto e visionario Leggi tutto >

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