La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

Di seguito proponiamo il materiale relativo al convegno “Flexible Benefit: ottimizzare il costo del lavoro e migliorare il clima aziendale grazie al welfare on demand”, che si è tenuto martedì 9 luglio a Milano.

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di Francesco Varanini

Il bello sembra avere spazio nel mondo dell’impresa solo se riferito al design dei prodotti, o in rari casi all’architettura dei luoghi.
Lo star bene, alla luce del taylorismo e del fordismo, è ridotto a ergonomia, studio delle posizioni del corpo più consone alla produttività. L’idea di bene comune è subordinata al primato del profitto. La complessiva idea del bene appare solo nel concetto di benessere, welfare.
Possiamo pensare a buon prodotto o buon processo. Ma l’utilitarismo, l’orientamento alla soddisfazione dei bisogni, ci appaiono in contrasto con la bontà. Eppure non si può pensare all’agire e al produrre, al lavorare senza tener conto del bello, del bene e del buono. Che –come ci mostra il latino– risalgono a una stessa, basilare idea. Bello: ‘carino’, diminutivo di buono. Bene: ‘in modo buono’. Buono: secondo l’etimo: ‘fornito di doni o virtù’.
Guardiamo ora all’inglese. Dalla stessa radice wel- wol-, il latino volgare volere, e in inglese will ‘to wish, desire, want’, e well, ‘in a satisfactory manner’. Di qui l’antico inglese wel faran. Faran: ‘progredire’, ‘andare avanti’, ‘viaggiare’. Ne resta traccia in wayfarer, ‘viandante’, seafarer, ‘marinaio’. E in fare: il verbo per ‘viaggiare’, e ‘vitto del viaggiatore’, ‘payment for passage’.Un’idea di spedizione, compagni di viaggio, bagaglio, provvista di cibo. Wel faran, welfare è dunque in origine il ‘buon viaggio’. Leggi tutto >

Salute, sport e condivisione
Il progetto di welfare implementato in Sas si declina in diverse aree. In ambito wellness “l’assicurazione medica è il nostro benefit più

importante –sostiene Elena Panzera, Hr&Crs Director– perché in Sas la salute delle persone è al centro. La polizza medica del valore di 5 mila euro all’anno include anche la famiglia del collaboratore, con massimali molto importanti anche per spese pediatriche e odontoiatriche, di solito escluse. L’anno scorso abbiamo aperto la palestra aziendale, dove è presente un personal trainer in tutti gli orari di apertura per garantire un programma di allenamento, nutrizionale e posturale. Organizziamo inoltre corsi di yoga, pilates, beach volley, autodifesa personale (quest’ultimo è stato dedicato alle donne, durante il mese della festa della donna, e tenuto da una dipendente, insegnante di arti marziali): tutti modi per incontrarsi e costruire team di persone che solitamente non interagiscono sul lavoro. A questo scopo disponiamo di alcuni spazi come la corte con i tavolini e l’area break –tutte le bevande a disposizione sono gratuite– dove le persone si possono incontrare e fare riunioni informali”. Leggi tutto >

Palestre, libri scolastici, badanti e baby sitter: welfare e conciliazione

Sono sempre più numerose le organizzazioni che hanno introdotto azioni di welfare aziendale. Attraverso l’offerta di servizi e strumenti di natura non monetaria l’azienda può garantire ai dipendenti e alle loro famiglie non solo la conservazione degli attuali livelli retributivi nominali ma anche l’aumento del potere d’acquisto effettivo. Ma quali sono i reali strumenti a disposizione delle aziende? Come si possono integrare con le realtà esistenti? Leggi tutto >

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