La cura della persona e dell’ambiente di lavoro come opportunità di crescita per le organizzazioni

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Territorio e industria hanno dato vita, soprattutto nel Se­condo Dopoguerra, a un legame stretto e fecondo che ha fatto da traino, più di ogni altra cosa, al nostro tanto rim­pianto miracolo economico.

Quante città si sono identificate con ‘l’azienda’ che dava non solo lavoro a chi su quel territorio viveva, ma lo ripa­gava con un benessere che ricadeva a pioggia sull’intera collettività e con una visibilità che talvolta travalicava i confini nazionali? Quanti imprenditori coraggiosi e illumi­nati, inventori dal niente di realtà di assoluto prestigio per innovazione, qualità e affidabilità, unitamente all’apporto di generazioni di dirigenti, quadri e tecnici fedeli e prepara­ti, hanno saputo dar vita a un modello organizzativo e ma­nageriale, forse di impronta provinciale, ma sicuramente efficacissimo con il suo mix di pragmatismo e creatività? Leggi tutto >

Potere, cultura, lavoro: dalle macerie della guerra Adriano Olivetti estrasse questa triade di fattori che avrebbe trasformato una modesta fabbrica di macchine da scrivere in una fabbrica di prodotti, di idee e di futuro, che un giorno sarebbe giunta a impiegare oltre 30mila persone. Davanti all’incerta soglia di uscita dalla più vasta crisi economica del nostro tempo, ci sarebbe da chiedersi se è cambiato qualcosa nel modo di fare impresa, di stare sul mercato, di organizzare il lavoro: in altri termini se sia servita la dura lezione della finanziarizzazione dell’economia e della logica con la quale solo la cassa a breve termine misura i risultati, oppure stiamo rientrando tutti nei vecchi  panni e negli schemi di sempre. Leggi tutto >

Alla luce degli scenari attuali, in presenza di una forte contrazione delle iniziative di welfare pubblico, il mondo privato ha sempre più l’opportunità di sperimentare nuovi modelli e percorsi tesi a venire incontro alle esigenze dei lavoratori e delle loro famiglie. Le diverse esperienze maturate nel nostro Paese testimoniano l’interesse crescente verso questa tematica da parte di aziende e istituzioni.
Sono tantissime le proposte che le aziende possono mettere in atto a sostegno dei propri dipendenti e del territorio nel quale operano – iniziative di conciliazione vita-lavoro, piani strutturati di flexible benefit e buone pratiche di welfare ‘di territorio’. Tuttavia rimangono aperti molti interrogativi. Come diffondere una cultura del welfare in azienda? Come rispondere alle esigenze di una popolazione aziendale vasta, dunque portatrice di bisogni differenti? Come sviluppare un piano di welfare competitivo e innovativo rispetto ai servizi offerti e in linea con il benessere delle persone nelle organizzazioni? Come, infine, si può fare welfare anche nelle PMI?
Con l’aiuto di accademici ed esperti, aziende e alcuni principali attori del mercato, abbiamo cercato di rispondere a queste domande all’evento milanese Welfare Aziendale: ottimizzare il costo del lavoro migliorando il clima aziendale che si è tenuto lo scorso mercoledì 15 aprile. Leggi tutto >

Giovedì 22 gennaio 2015 al convegno Welfare aziendale: ottimizzare il costo del lavoro migliorando il clima aziendale è intervenuto Gianfranco Rebora, direttore di Sviluppo&Organizzazione e professore ordinario di organizzazione aziendale – Università Carlo Cattaneo – LIUC di Castellanza.

“Le aziende sono luoghi di impulso per la sperimentazione e l’innovazione”, con questa premessa si apre il convegno romano sul welfare aziendale. I progetti di sviluppo dei servizi ai lavoratori – dalle iniziative di work life balance al ripensamento degli spazi e dei tempi di lavoro (smart working), dalla gestione della diversità e dei rapporti inter-generazionali fino ai piani di flexible benefit – si possono leggere alla luce dell’innovazione e del cambiamento organizzativo. Al di là della speculazione teorica, per ottenere risultati concreti in ciascuna di queste aree, si pone il problema di una visione integrata, sistemica e orientata al cambiamento. Serve la consapevolezza di operare in un terreno di frontiera, dove occorre affrontare rischi e superare ostacoli non indifferenti.
Per Gianfranco Rebora il welfare organizzativo configura un terreno importante di incontro tra progetti a livello di aziende e organizzazioni e più ampie politiche di sistema. Il ruolo dell’intervento pubblico – e quindi quello delle politiche economiche e sociali, concertate anche con gli attori che rappresentano interessi – può essere quello di promuovere e facilitare nuove soluzioni, rimuovendo vincoli e aprendo spazi per le iniziative e le scelte autonome dei soggetti che operano nelle diverse organizzazioni. Il risultato, non è infatti raggiungibile attraverso politiche uniformi e generalizzate, ma richiede un approccio flessibile, che adotti una molteplicità di strumenti ben mirati rispetto a situazioni, contesti, esigenze tra loro molto differenti. Le aree di intervento coinvolte sono numerose. L’ipotesi è che possa realizzarsi un circolo virtuoso in un rapporto di reciproca influenza tra i diversi livelli di intervento.
Le strategie aziendali sono quindi chiamate a sviluppare le potenzialità insite nelle politiche generali attraverso una capacità progettuale (di elaborazione, gestione e miglioramento continuo) che porti a soddisfare, in modo combinato e coerente, le esigenze dei diversi soggetti interessati. Si tratta di un compito molto più creativo e impegnativo di quanto non sia la semplice realizzazione operativa di un modello astratto che qualcuno ha concepito a un diverso livello. Leggi tutto >

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